C'erano una volta gli anziani, quelli rassegnati a imboccare il viale del tramonto senza più avere niente da dire né da dare, prigionieri di stereotipi stravolti ora dai nuovi senior. I protagonisti del baby boom, che insieme hanno condiviso battaglie politiche e sociali, e insieme sono cresciuti diversi: maturi all'anagrafe, giovani dentro. Li chiamano generazione '55 special' e li ha fotografati un'indagine condotta su 6 mila ultra 55enni di 5 Paesi in 3 continenti, illustrata oggi a Milano alla presenza di Lidia Ravera, scrittrice in prima linea per i diritti della terza età. La prima buona notizia è che più di 9 su 10 si sentono in salute; la seconda è che almeno 6 su 10 si occupano da soli di ogni aspetto della vita; la terza è che quasi la metà si conserva autonomo fino a oltre 80 anni. Indipendenti, risoluti, ottimisti, sociali e social. Nonni doc, con il telefonino sempre in mano.

La ricerca 'Generazione 55 special', diretta da Gabriella Scarcella di Ipsos e promossa da Amplifon, ha messo a confronto gli over 55 italiani con quelli di Australia, Francia, Germania e Stati Uniti. Sullo sfondo "un dato epocale: nel nostro Paese, il più vecchio del mondo - ricorda Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento di scienze dell'invecchiamento, neurologiche, ortopediche e testa-collo della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs di Roma e presidente di Italia Longeva - per la prima volta nella storia dell'umanità gli ultra 60enni hanno superato gli under 30 ed entro il 2050, secondo i dati Istat, più di un terzo della popolazione sarà over 65". Uno scenario che impone per esempio di "ridisegnare il Servizio sanitario nazionale, perché l'ospedale non basta più e serve assistenza domiciliare che attualmente è scarsissima".

Ma "per non far venir meno questo ottimismo statistico serve anche prevenzione e quindi servono screening", ammonisce Carlo Antonio Leone, direttore dell'Unità operativa complessa di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale dell'Azienda dei Colli, ospedale Monaldi Napoli. L'esperto si focalizza sui problemi d'udito, il terzo disturbo più diffuso fra gli intervistati italiani (17% contro una media del 14% negli altri Paesi), che sono però anche i più restii a ricorrere alle protesi acustiche (25% contro il 50% in media) e rischiano così di scivolare in un tunnel fatto di "isolamento e demenza". Un aiuto arriva dalla tecnologia, verso cui i senior della Penisola sono particolarmente curiosi (81%): "Abbiamo sviluppato device integrati in un ecosistema digitale - spiega Federico Bardelli, general manager di Amplifon Italia - che si connettono direttamente con smartphone e tv, e sono gestibili direttamente dalla persona".

Ma qual è l'identikit dei '55 special' in salsa tricolore? Oltre un italiano su 3 lavora ancora dopo i 55 anni, contro una media del 29% e il 17% dei francesi; più di 8 su 10 sono soddisfatti della loro vita, nonostante quasi la metà riconosca che la condizione generale sia peggiorata rispetto a l passato. Il 69% è sposato (negli Usa solo il 57%) e il 90% ha figli (contro il 63% dei coetanei americani), che nel 57% dei casi vivono insieme a loro in case che risultano dunque le più affollate. E benché nell'emergenza 'culle vuote' i connazionali senior con nipoti siano appena il 50% (la media è 70%), il 63% (34% negli altri Paesi) se ne prende cura con costanza e per il 57% (48%) è un'attività di 'caring' a tempo pieno e a 360 gradi.

Intanto fanno da sé praticamente tutto, dalla gestione domestica (59%) e delle finanze (68%) alla prenotazione delle visite mediche (64%). Nella fascia 75-84 anni in molti restano indipendenti (48%), senza bisogno di aiuto per prendersi cura della salute (53%), della casa (48%) e del portafoglio (59%). Il tempo che passa non spegne nemmeno la creatività: il 70% (contro una media del 66%) è sempre in cerca di nuove idee e il 73% (70%) è entusiasta di ciò che fa. Quasi 8 su 10 frequentano regolarmente i familiari (61% negli Usa, 66% in Australia); il 44% vede gli amici almeno una volta a settimana (28% in Francia) e il 5% ogni giorno (1% oltralpe). Veri 'animali sociali', che nell'82% dei casi (74% negli altri Paesi e 69% in Germania) hanno in media 2 persone fidate con cui confidarsi.

Musica, passeggiate e parole crociate sono i passatempi preferiti dei senior della Penisola, che rispetto ai 'colleghi' stranieri mostrano un animo più culturale: quasi uno su 3 va al cinema almeno una volta al mese (16% negli altri Paesi), circa uno su 4 visita musei (11%) e partecipa a escursioni organizzate, il 13% va a teatro e l'11% assiste a concerti (6%). Senior che amano gli junior: il 66% dichiara fiducia nei giovani e il 52% si sente considerato un supporto, anche se il 20% sa di essere un ostacolo per il loro ingresso nel mondo del lavoro. 'Baby boomer' che non hanno dimenticato i valori per cui hanno lottato: quasi 9 su 10 chiedono allo Stato di ridurre le differenze economiche (la media Paesi è del 65%) e più di 6 su 10 ritengono un dovere accogliere chi scappa da guerre e carestie (59%).

Sociali e social. Per oltre 7 italiani su 10 coinvolti nel sondaggio lo smartphone è una 'prolunga' inseparabile, e insieme ai senior americani quelli del Belpaese sono i più connessi: il 75% si collega a Internet diverse volte al giorno (in Germania lo fa solo il 55%) e più di 7 su 10 (contro la metà dei tedeschi) hanno un account, spopolando su Facebook (67%, percentuale seconda solo agli Usa), ma soprattutto su Twitter (22%) e Instagram (18%, il dato più altro rilevato a livello internazionale).

Se il 21% ammette qualche difficoltà economica (la media è del 13% negli altri Paesi), il 73% dice di poter contare su una situazione finanziaria piuttosto solida e anche guardando al futuro vede rosa: il 20% è convinto che la propria condizione possa migliorare, contro il 6% dei francesi e l'8% dei tedeschi. I '55 special' spendono soprattutto per il cibo (61% contro una media del 46%), la casa (57% verso 36%) e la salute (57% vs 39%). Un investimento che sembra pagare: il 93% dei connazionali senior si sente bene o abbastanza bene e il 91% si sottopone a controlli regolari. Un terzo fa attività fisica, meno di tedeschi (40%) e francesi (39%), ma più di americani (24%) e australiani (30%). Il chiodo fisso sta però dentro al piatto: il 12% controlla tutto quello che mangia, contro il 5% di francesi e tedeschi e il 6% degli statunitensi.

Tante luci, con qualche ombra. Le maggiori preoccupazioni per gli 'over 55' italiani sono malattie (63%), perdita di memoria (52%) e decadimento fisico (40%), seguiti dalla mancanza di indipendenza economica (24%), da una pensione inadeguata (20%) e dalla solitudine (17%). I disturbi più frequenti sono l'ipertensione (39%, sotto la media del 43% negli altri Paesi), il colesterolo alto (32%, in linea) e appunto i problemi d'udito (17%, il dato più alto registrato insieme a quello australiano). "Eppure - insiste Leone - in questi casi solo un quarto utilizza un device acustico", contro il 70% dei tedeschi e il 63% degli australiani. "Se la perdita di memoria e la solitudine sono le loro prime paure - conclude l'esperto - è importante far capire che entrambe sono strettamente legate alla perdita dell'udito. Che allontana dalle persone ed è la prima causa modificabile di Alzheimer".

Fonte: Adnkronos

Usando questo sito si accetta l'utilizzo dei cookie per analisi statistiche e contenuti personalizzati. Privacy policy