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Il fascino dei sogni è antico quanto l’uomo. Da sempre si cerca di trovare un significato a questa attività psichica caratteristica del sonno (e in particolare – anche se non soltanto - della sua fase REM, identificata nel 1953) in cui i fenomeni percettivi sperimentati a livello psichico sono vissuti dal soggetto come dati di realtà. Di certo, in una vita il sogno “conta”: la sua durata varia dai pochi secondi alle due ore, e in un’esistenza media si stima che un individuo trascorra sognando anche sei anni. E se l’idea contemporanea di sogno scende giocoforza a patti con l’Interpretazione che ne diede Sigmund Freud nel 1899 (per il padre della Psicoanalisi il sogno era in buona sostanza “la realizzazione di un desiderio”, di solito di natura sessuale o aggressiva), sia la psicologia che la scienza hanno oggi fatto passi da gigante nell’analisi e nella spiegazione del significato dei sogni. Tanto che grazie alle scansioni cerebrali e alla psicologia del sonno, si è capito molto delle dinamiche neurobiologiche alla base dell’attività onirica e dei suoi processi.

I sogni nella storia
Ma andiamo con ordine. Perché se sono ormai diversi gli studi in grado di dimostrare che il sogno non è affatto prerogativa umana (anzi, mammiferi e uccelli condividono la capacità onirica con gli uomini), per millenni il sogno è stato collegato a un “mondo altro”, di cui sarebbe emissario e messaggero: il primo testo a dare testimonianza scritta di questo, nel III millennio a.C., è l’Epopea di Gilgamesh, in cui l’eroe che dà nome all’opera racconta un sogno alla madre Ninsum, la quale senza pensarci due volte lo interpreta come una previsione di realtà. E di lì in poi tra Èpos, Bibbia, Vangelo, Greci (espertissimi nell’oniromanzia, vedi Aristotele e i sacerdoti di Asclepio) e Romani, tutti – per lo meno in Occidente - proseguirono sulla stessa linea. Fino ad arrivare a William Shakespeare (fu lui a scrivere “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”) e a Calderon de la Barca (suo il dramma “La vita è sogno”) e approdando infine a Sigmund Freud, che nell’ “Interpretazione dei sogni” collegò appunto l’attività onirica al controllo e alla manifestazione delle emozioni, presto seguito da Carl Gustav Jung, che ne declinò il significato in chiave di “monito” volto a condurre il sognatore verso la vera realizzazione del sé. E continuando – sempre nell’ambito di psichiatria e psicoanalisi – Sàndor Ferenczi fu il primo a paragonare l’attività onirica a una sorta di “manutenzione” del cervello, Mark J. Blechner (autore dell’Onirismo Darwiniano) attribuì ai sogni una capacità regolativa dell’umore, ed Ernst Hartmann nella sua Biologia del Sogno riconobbe all’attività onirica la funzione di link tra pensieri e oggetti di realtà destinati, altrimenti, a restare scollegati.

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Infine, passando attraverso le posizioni di altri, eccoci alla visione contemporanea del sogno, che come ha recentemente spiegato nella sua intervista a www.aiponet.it Anna Lo Bue, specialista Neuropsichiatra Infantile, esperta in Disturbi respiratori nel Sonno–Medicina del Sonno e ricercatrice all’Istituto di Farmacologia Traslazionale IFT del CNR di Palermo “ha la funzione di ridurre la componente emotiva del vissuto, funziona come un filtro che analizza l’emotività di chi dorme e attenua la componente emotiva correlata”.
“Non a caso la sapienza popolare dice che la notte porta consiglio, o che deve passare la nottata – ha proseguito la Lo Bue - Questa funzione del sogno è prevalentemente associata al sonno REM (“Rapid Eye Movement”). Ebbene, quando il sonno è di scarsa qualità, o interrotto continuamente da disturbi come le apnee notturne, la fase REM si contrae, il paziente ha la sensazione di non sognare più, e possono presentarsi irritabilità e disturbi dell’umore. Non è un caso se durante la terapia i pazienti, in genere, ricominciano a sognare”. E non è un caso nemmeno se il rapporto tra sogno e Disturbi Respiratori nel Sonno costituisce oggi uno dei capitoli di indagine più affascinanti per Pneumologi ed esperti del settore.
Ma scienza e psicologia, su questo fronte, camminano ormai di pari passo, scambiandosi informazioni e acquisizioni cliniche: “Il termine sogno significa letteralmente ‘attività mentale che si verifica durante il sonno’ – spiega infatti Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director del Servizio di psicologia online Unobravo - Mentre il corpo riposa, infatti, il cervello rimane sempre attivo rigenerandosi, ampliando le connessioni tra le cellule cerebrali, consolidando i ricordi, e producendo una varietà di immagini, suoni e sensazioni che costituiscono la dimensione onirica. I sogni sono manifestazioni di natura involontaria e non intenzionale, e possono presentare più o meno vividezza, ricchezza di dettagli e coerenza narrativa”.
Poi continua: “Il sogno non è solo una serie di immagini e sensazioni casuali che sperimentiamo in modo involontario durante il sonno, ma piuttosto un viaggio all’interno della nostra interiorità, dove confluiscono desideri, emozioni, idee e pensieri, spesso in forma simbolica. Questo processo, così intricato e affascinante, ci offre una via di accesso privilegiata per esplorare i misteri della mente umana e i suoi meccanismi più profondi”. Quanto alla funzione assolta dai sogni, la psicoterapeuta non ha dubbi: “Alcuni tra i compiti più importanti assolti dai sogni sono l’elaborazione emotiva, la comunicazione interemisferica, il mantenimento dell’equilibrio psichico, il consolidamento della memoria e il problem solving”. E scusate se è poco.

 

Alessandra Rozzi
Redazione Respiro.News

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