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L’OCSE lo dice senza mezzi termini: o si cambia passo – e lo si fa attraverso “scelte politiche ambiziose e radicali” - oppure i sistemi sanitari dei Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico diventeranno economicamente insostenibili, con una spesa sanitaria in progressivo e incontrollato aumento fino a raggiungere la percentuale dell’11,8% del PIL (contro il 9% di oggi) tra poco più di tre lustri, ovvero nel 2040. 

L’allarme dell’OCSE (38 i Paesi che ne fanno parte) mette nero su bianco il suo S.O.S. nel documento Fiscal Sustainability of Health Systems, reso pubblico l’11 gennaio. L’analisi delle tendenze rileva infatti che, “dopo gli aumenti straordinari (legati al COVID, ndr.) del 2020 e del 2021, nel 2022 la spesa sanitaria reale dei Paesi OCSE è diminuita in media dell’1,5%”. E sebbene per l’Organizzazione sia prematuro giungere a conclusioni precipitose su nuovi orientamenti di spesa, nel report si dice a chiare lettere che “poiché si prevede che l’inflazione media nel 2024 rimanga sopra al 5% (rispetto a meno del 2% nel 2019), ciò continuerà a ridurre in modo significativo eventuali aumenti nominali”.
Quanto al lungo termine, “si prevede che la crescita della spesa sanitaria da fonti pubbliche nei Paesi OCSE sarà doppia rispetto alla crescita media delle entrate pubbliche (rispettivamente 2,6% e 1,3%)… Di conseguenza, si prevede che la spesa sanitaria da fonti pubbliche raggiungerà il 20,6% delle entrate pubbliche nei paesi OCSE entro il 2040, con un aumento di 4,7 punti percentuali rispetto al 2018”.
Un quadro preoccupante, che non risparmia l’Italia, dove “le attuali proiezioni di bilancio mostrano che, dopo anni di spesa eccezionale nel 2020 e 2021, nel 2023 si è registrato un incremento nominale più moderato della spesa pubblica sanitaria (2,8%), con una correzione nel 2024 prima del ritorno previsto ad una crescita nominale annua compresa tra il 2-3%”. E non c’è da rallegrarsi: “Considerando le stime più recenti sull’inflazione per il Paese, ciò comporterà molto probabilmente una riduzione della spesa pubblica in termini reali nei prossimi anni. Inoltre, si prevede che dal 2024 in poi la percentuale del PIL destinata all’assistenza sanitaria finanziata con fondi pubblici sarà inferiore al livello pre-pandemia”.
In questo quadro e nell’attuale situazione economica “trovare fondi sufficienti per finanziare sistemi sanitari più resilienti è una sfida – ammette l’OCSE - Il COVID ha evidenziato la necessità di spese mirate per gli interventi di sanità pubblica, per una trasformazione digitale dei sistemi sanitari e per un rafforzamento del personale sanitario, mentre l’aumento dei redditi, l’innovazione tecnologica e il cambiamento demografico esercitano un’ulteriore pressione al rialzo sulla spesa sanitaria”. E l’invito, esplicito, rivolto “ai responsabili delle politiche sanitarie e finanziarie” è quello di “un migliore dialogo tra i ministeri della sanità e delle finanze particolarmente importante quando i governi operano in un contesto fiscale limitato”.
Sì, perché oltre a un richiamo alle “buone pratiche di bilancio”, il report OCSE invoca strategie precise: “Regole chiare e meccanismi di monitoraggio e revisione dovrebbero essere concordati nel corso del ciclo di bilancio annuale – si legge - Ciò include la separazione del costo delle nuove iniziative di politica sanitaria dai costi di base del mantenimento dei servizi e della copertura esistenti; l'uso di criteri espliciti per facilitare la negoziazione del bilancio; la garanzia di un monitoraggio regolare del bilancio nel corso dell'anno, con meccanismi correttivi volti a migliorarne la conformità; e utilizzare le revisioni della spesa per analizzare le spese sanitarie e garantire che siano allineate con le priorità del governo”.
“La pandemia – prosegue il rapporto - ha evidenziato diverse necessità: una spesa intelligente per rafforzare la resilienza del sistema sanitario e fornire ai Paesi l’agilità necessaria per rispondere agli shock, in particolare per proteggere la salute della popolazione; il rafforzamento dei sistemi sanitari attraverso la trasformazione digitale e gli investimenti in attrezzature mediche fondamentali; il sostegno agli operatori sanitari in prima linea attraverso misure volte a formare e trattenere gli stessi”.
Riassumendo, l’indicazione che proviene dall’OCSE è chiara: “È necessaria un’azione urgente per finanziare sistemi sanitari più resilienti, garantendo al tempo stesso la sostenibilità fiscale degli stessi – si legge - Questa pubblicazione fornisce un’analisi approfondita delle opzioni politiche disponibili per far fronte al prezzo crescente di sistemi sanitari sostenibili e resilienti e del ruolo centrale di pratiche di bilancio efficaci per la salute nell’ottimizzazione dell’efficacia e dell’efficienza della spesa pubblica sanitaria”.
Ora serve che la politica si rimbocchi le maniche.

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