Dormire poco fa male, ma anche dormire troppo - a quanto pare - non perdona: il team della Columbia University di New York che ha appena pubblicato il suo studio - Sleep chart of biological ageing clocks in middle and late life – sulla rivista scientifica Nature, non ha dubbi. Comparata la durata del sonno con 23 indicatori di invecchiamento biologico tra i più vari in un campione di 27-84enni attinto dalla UK Biobank, i ricercatori sono giunti a conclusioni univoche: “I divari di età biologica più bassi specifici per campione si ottengono tra 6,4 e 7,8 ore di durata del sonno, variando a seconda dell'organo e del sesso nella UK Biobank (età compresa tra 37 e 84 anni). Inoltre, una durata del sonno breve (<6 ore) e lunga (>8 ore), rispetto a una durata del sonno normale (6-8 ore), è associata a un aumento del rischio di malattie sistemiche al di là del cervello e di mortalità per tutte le cause, con prove provenienti da correlazioni genetiche e previsioni di sopravvivenza al tempo di insorgenza, come la depressione e il diabete -scrivono nell’abstract dello studio - Infine, i meccanismi attraverso i quali la durata del sonno lunga e breve sono associate alla depressione in età avanzata differiscono: gli orologi biologici dell'invecchiamento potrebbero mediare parzialmente il meccanismo per la durata del sonno lunga, mentre la durata del sonno breve mostra un legame più diretto”.
Che tra sonno di qualità – basti pensare ai problemi causati dai Disturbi Respiratori nel Sonno – e salute esista una correlazione stretta è risaputo. Meno noto, però, era finora il fatto che anche i dormiglioni possano incorrere in grossi inconvenienti, e che un sonno prolungato oltre le canoniche otto ore faccia altrettanti danni di un sonno insufficiente.
“Studi precedenti hanno dimostrato che il sonno è strettamente correlato all’invecchiamento e al carico patologico del cervello. Il nostro lavoro va oltre, e dimostra che sia dormire troppo poco sia dormire troppo sono associati a un invecchiamento più rapido in quasi tutti gli organi, a sostegno dell’idea che il sonno sia importante per mantenere la salute degli organi all’interno di una rete coordinata tra cervello e corpo, compreso l’equilibrio metabolico e un sistema immunitario sano”, afferma il responsabile dello studio Junhao Wen, Professore Associato di Radiologia al Vagelos College of Physicians and Surgeons della Columbia University. Che ammette candidamente: “Anch’io dormo poco, e mi sono preoccupato parecchio degli effetti di questa condizione su me stesso”.
E alla Columbia University ribadiscono la validità del lavoro: “Di fatto per molti organi – organi e apparati non invecchiano in modo omogeneo, ma secondo orologi biologici diversi – una durata del sonno compresa tra le 6.4 e le 7.8 ore è risultata associata a un minore invecchiamento biologico, secondo le misurazioni effettuate dall’orologio biologico specifico per quell’organo stesso”.
Il sonno, il corpo e la psiche
“Tra i disturbi legati al cervello, un sonno dalla durata ridotta è risultato significativamente associato a episodi depressivi e disturbi d’ansia, come osservato in altri studi sul sonno e sulla salute mentale. La durata ridotta del sonno è stata inoltre associata a obesità, diabete di tipo 2, ipertensione, cardiopatia ischemica e aritmie cardiache. Sia la durata ridotta che quella prolungata del sonno sono state associate a broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma e a una serie di disturbi digestivi, tra cui la gastrite e la malattia da reflusso gastroesofageo” scrivono ancora gli esperti della Columbia University.
E sebbene lo studio non abbia potuto determinare in modo definitivo se la durata del sonno causasse la depressione in età avanzata o se la depressione in età avanzata influenzasse la durata del sonno, ler analisi del gruppo di ricercatori suggeriscono che il sonno breve possa agire direttamente sul carico di malattia della depressione in età avanzata, mentre il sonno lungo possa influire sulla depressione in età avanzata attraverso un percorso di mediazione che coinvolge gli orologi cerebrali e adiposi.
“Questo ha importanti implicazioni per la futura gestione del sonno e per le future terapie – aggiunge Wen - Il nostro studio suggerisce che potrebbero esserci percorsi biologici diversi tra chi dorme a lungo e chi dorme poco che portano allo stesso esito, ovvero la depressione in età avanzata, e che non dovremmo trattarli allo stesso modo”. Concludendo: “La durata del sonno è una parte profondamente radicata della nostra intera fisiologia, con implicazioni di vasta portata in tutto il corpo”






