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Per costruire la fotografia della longevità in Italia c’è voluta un’indagine demoscopica, realizzata sul tema e sul rapporto tra lunga vita e prevenzione condotta da Will e Youtrend per Named Group. Il tutto partendo dal riconoscimento della prevenzione come strumento di tutela della salute individuale e come leva di sostenibilità economica capace di ridurre il peso sul sistema sanitario e sulle famiglie. È infatti il 61% degli italiani a ritenere che prevenire sia molto meglio – anche sul versante sostenibilità – che curare. La ricerca mostra inoltre una crescente attenzione degli intervistati verso il benessere quotidiano, ma anche una forte presenza di comportamenti contraddittori. Se da un lato molti italiani adottano abitudini favorevoli alla salute - usare le scale (il 53% dichiara di farlo tutti i giorni), prestare attenzione all’alimentazione (il 30% afferma di consumare 3 porzioni di frutta e verdura al giorno) o praticare attività fisica (il 31%, come minimo tre giorni a settimana) - dall’altro restano assai diffusi comportamenti meno favorevoli o dannosi come la sedentarietà (il 32% dichiara di non fare mai attività fisica) e l’utilizzo del cellulare prima di dormire, praticato ogni giorno dal 73% degli intervistati.

Genetica ed epigenetica
Se la genetica rappresenta il patrimonio ereditario di ciascuno, l’epigenetica dimostra che stile di vita, alimentazione, attività fisica, qualità del sonno e integrazione, qualora la si ritenga necessaria, sono in grado di influenzare in modo positivo i processi biologici legati all’invecchiamento e alla longevità. “In particolare - sottolinea Giovanni Scapagnini, Professore di Nutrizione Clinica all’Università degli Studi del Molise - la possibilità di un’integrazione nutraceutica finalizzata alla geroprotezione emerge come un’opzione ormai supportata da molteplici evidenze cliniche ed in questo contesto il ruolo ponte della nutraceutica è strategico nell’ottenimento di una longevità in salute”.
Anche la tecnologia dedicata al benessere è sempre più presente (il 38% degli intervistati dichiara di monitorare ogni giorno l’attività fisica e il numero di passi), ma non appare ancora pienamente integrata nelle abitudini quotidiane. Il 45% degli italiani, infatti, non monitora alcun parametro di salute tramite smartphone o smartwatch, e il controllo del glucosio è effettuato solo dal 4% degli intervistati, nonostante il monitoraggio metabolico sia considerato sempre più importante nella prevenzione e nell’healthy aging. Un'iperglicemia lieve ma cronica è associata a infiammazione, aumento del rischio cardiovascolare, sovrappeso e accelerazione dei processi di invecchiamento biologico: in questo contesto, il controllo della disglicemia è cruciale non solo nella prevenzione del diabete, ma anche nella protezione cardiovascolare e nel rallentamento dei meccanismi biologici associati all’invecchiamento. 

Il ruolo dell’alimentazione
Sul fronte alimentare emerge infatti una percezione non sempre allineata alla realtà: il 43% degli intervistati ritiene infatti che frutta e verdura siano oggi più nutrienti rispetto a vent’anni fa, mentre numerosi studi indicano una progressiva riduzione di alcuni micronutrienti essenziali come vitamine, polifenoli e minerali che svolgono un ruolo chiave nei processi cellulari, nella difesa dallo stress ossidativo e nel corretto funzionamento del metabolismo. E la ricerca scientifica ha evidenziato in più occasioni come l’alimentazione influenzi gli equilibri biologici profondi dell’organismo a partire dal microbiota intestinale, oggi considerato un attore centrale nei processi di salute, prevenzione e longevità.
Il rapporto con gli integratori evidenzia invece un approccio al benessere ancora prevalentemente “reattivo”, più orientato a rispondere a esigenze specifiche che alla prevenzione nel lungo periodo. Tra chi dichiara di non assumere integratori - il 40% del campione - il 42% dice di non presentare carenze, considerando evidentemente gli integratori come strumento di correzione di deficit conclamati. Anche tra chi utilizza integratori emerge una logica principalmente funzionale (79%): il 31% li assume per affrontare bisogni specifici - menopausa, gravidanza o forte stress – e il 26% per colmare una carenza nutrizionale o per supportare l’impegno fisico e mentale (22%). Solo il 18% collega invece l’utilizzo degli integratori alla prevenzione e al benessere di lungo periodo. Inoltre, la ricerca mette in luce come la maggioranza degli intervistati ritenga opportuno iniziare a investire concretamente nel benessere a lungo termine tra i 30 e i 50 anni (56%).
Le principali paure legate all’invecchiamento? Il deterioramento cognitivo (60%), la perdita di autonomia (51%) e il declino fisico (34%), con una crescente attenzione verso la salute cerebrale. Infine, secondo la ricerca, le informazioni sulla salute provengono ormai da un sistema informativo “misto”: il medico di base resta il principale punto di riferimento (44%), ma cresce il peso di social media, contenuti online e nuove tecnologie (28%), e lo scenario reclama qualità dell’informazione scientifica per contrastare fake news e promuovere una cultura della prevenzione scientificamente consapevole.

 

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