Condividi sui social

L’osteoporosi è un nemico silenzioso e insidioso, che in genere si scopre quando è già a livelli di progressione elevata e può creare problemi seri di fragilità ossea. Ma prevenire questa insidiosa patologia, che presenta anche familiarità, non è impossibile. Occorre però dedicarsi all’impresa con convinzione, costanza, e consapevolezza dei propri mezzi. Nella preparazione di un programma di prevenzione possono quindi risultare utili i consigli base della Harvard Medical School di Boston, che in tema offre anche un opuscolo mirato, naturalmente in lingua inglese.

Ma andiamo con ordine: il primo fattore da mettere in campo per aver cura delle proprie ossa è l’esercizio fisico: durante l’allenamento, infatti, i muscoli tirano le ossa e il corpo risponde rafforzandole progressivamente. E i risultati aumentano in proporzione all’intensità dell’attività fisica: un esercizio ad alto impatto - la corsa, il salto o simili – a causa degli urti e dei colpi ripetuti fa sì che l’organismo reagisca rinforzando l’apparato scheletrico, incaricato di “far fronte” all’attività.
Naturale, però, che prima di darsi all’attività “di forza” sia necessario esaminare con obiettività la propria situazione e il proprio livello di partenza.

Condizioni di salute da tenere sott’occhio
Soffrite di una delle patologie elencate di seguito? Meglio consultare un medico, un fisiatra, un fisioterapista o un personal trainer con tutti i certificati del caso, in modo da ricevere consigli e orientamento sull’eventuale modifica/sostituzione parziale e personalizzata dell’attività
•    malattie cardiache (o fattori di rischio come ipertensione, colesterolo alto e simili)
•    disturbi respiratori, in testa asma, BPCO e patologie ostruttive dell’apparato respiratorio
•    patologie articolari o ossee, in testa artrite e osteoporosi
•    ictus, malattie neurologiche, diabete, problemi alla schiena o alle articolazioni (ginocchia, spalle)
•    problemi di equilibrio o farmaci che possono causare vertigini o capogiri
•    interventi chirurgici recenti.

Un capitolo a parte merita la presenza di un fattore di rischio per la bassa densità ossea: in questo caso è infatti opportuno considerare insieme a un sanitario specializzato l’eventualità di effettuare un test di densità ossea preliminare all’esercizio fisico.
E ad Harvard sottolineano come la fragilità ossea risenta – familiarità a parte – di diversi fattori di rischio:

  • Età superiore ai 65 anni
  • Frattura ossea dopo i 50 anni
  • Storia familiare di osteoporosi o fratture ossee dopo i 50 anni
  • Fumo
  • Condizione di sottopeso
  • Insufficiente assunzione quotidiana di calcio (cioè, secondo le linee guida, meno di 1.000-1.200 mg al giorno)
  • Consumo di più di oltre due bevande alcoliche al giorno, più volte alla settimana
  • Sedentarietà

E per le donne, la situazione si aggrava di fronte a una menopausa anticipata a prima dei 45 anni, o a un’assenza del ciclo mestruale al di fuori delle gravidanze per un periodo superiore ai 12 mesi.
Inoltre, esiste uno spettro piuttosto ampio di condizioni che possono compromettere la salute delle ossa: disturbi congeniti - sindrome di Marfan, sindrome di Ehlers-Danlos -, osteogenesi imperfetta, celiachia, sindrome di Cushing, iperparatiroidismo, ipertiroidismo, malattia infiammatoria intestinale,   malattia epatica o renale, sclerosi multipla, artrite reumatoide o carenza di vitamina D.

Anche alcuni farmaci possono causare perdita di massa ossea: in particolare i corticosteroidi - il prednisone - gli inibitori dell'aromatasi assunti per prevenire la recidiva del cancro al seno - anastrozolo, exemestane e letrozolo - e i farmaci che sopprimono gli androgeni utilizzati per trattare il cancro alla prostata - apalutamide, enzalutamide e abiraterone.
Ma in tutti questi casi una consultazione con medico, fisiatra, fisioterapista o oncologo è d’obbligo.

Usando questo sito si accetta l'utilizzo dei cookie per analisi statistiche e contenuti personalizzati. Privacy policy