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Nella Regione europea dell'OMS gli adulti consumano in media 9,2 litri di alcol puro all'anno, il che li rende i bevitori più accaniti a livello mondiale. E in quest’area l'alcol - una delle principali cause di morte – provoca 800.000 decessi l'anno, in gran parte dovuti a patologie non trasmissibili come malattie cardiovascolari e cancro. L'implementazione di politiche di contenimento del problema è fondamentale per salvaguardare la salute pubblica e ridurre la pressione dei danni correlati all'alcol sui sistemi sanitari e sulle comunità. Ma un ostacolo importante a è costituito dalle prospettive contrastanti sul problema che i decisori politici si trovano spesso di fronte.
Il Playbook in un'Europa alcol-addicted
Di fronte a dati così allarmanti, l’intervento OMS appare come una conseguenza inevitabile: il Playbook, ha infatti lo scopo di aiutare i policy maker a identificare la differenza tra la narrazione dei portatori d’interessi commerciali in una prospettiva orientata al profitto, e quella più coerente con gli interessi di salute pubblica basati sulle evidenze scientifiche, in modo da privilegiare la seconda a scapito della prima.
"È necessario un forte impegno per fornire una rinnovata pianificazione nazionale, e finanziamenti ad hoc per migliorare la prevenzione universale e la capacità dei servizi sanitari e sociali di affrontare meglio il rischio alcol - commenta Emanuele Scafato, direttore dell’ONA (Osservatorio Nazionale Alcol) - È urgente garantire la formazione degli operatori sanitari sull'identificazione precoce, e rafforzare la loro capacità di fornire interventi a tutti coloro che già hanno bisogno di una forma di trattamento efficace, attualmente trascurata ma attesa, vale a dire gli individui con disturbo da uso di alcol, vittime di uno stigma oggi raddoppiato dall'ingannevole normalizzazione della cultura del bere come valore”.  
In ultima analisi, il Manuale mira a proteggere la salute delle persone e a ridurre l’impatto negativo dell’alcol sulla salute pubblica e sulle finanze pubbliche. L'Osservatorio nazionale Alcol ha curato la traduzione e l'adattamento in italiano della sintesi del manuale integrale e la versione italiana del volantino di accompagnamento, pensato per sfatare i miti su tutto ciò che la disinformazione diffonde in Europa e nel mondo.
“È ormai dimostrato che l'alcol è dannoso per la salute. Per questo, nel 2010, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato una strategia internazionale per riconoscere il consumo di alcol come una priorità di salute pubblica” si legge nel documento.

Occorre "smontare" la narrativa del business
E in un confronto serrato tra le due “prospettive” - quella commerciale business-oriented e quella salutista health-oriented – sull’alcol, il testo “smonta” quindi punto per punto la narrazione  proposta dal marketing delle bevande alcoliche, opponendovi evidenze scientifiche a raffica e affrontando anche il tema dei “prodotti a zero o basso contenuto alcolico (NoLo) come possibile risposta al crescente interesse pubblico per la salute. “Offrendo questi prodotti, l’industria si vede impegnata nella riduzione dei danni alcol-correlati – si legge ancora - Le opzioni NoLo possono aiutare i consumatori a raggiungere livelli più alti di salute e benessere, offrendo soluzioni pratiche a coloro che danno priorità alla salute e alla sicurezza nel proprio consumo di alcol”.
Con una premessa di base, però: “Il ruolo dei NoLO nelle abitudini di consumo e la regolamentazione di questi prodotti sono ancora oggetto di dibattito e necessitano di essere chiariti – recita ancora il testo del playbook - Sono necessarie ulteriori ricerche, in particolare sull’efficacia dei prodotti NoLo nel ridurre il consumo di alcol e sui suoi effetti dannosi. In ultima analisi, i potenziali benefici dei prodotti NoLo devono essere valutati attentamente rispetto ai rischi, inclusa la possibilità che contribuiscano a rafforzare una cultura che normalizza il consumo di alcol”.
Infine, l’appello a chi si trova in posizione di poter decidere: “Ai decisori politici, siete in una posizione chiave per implementare politiche che promuovano la salute della vostra popolazione. Accedete al Playbook on Alcohol Policy, il Manuale per le politiche in materia di alcol, per distinguere tra la prospettiva orientata al profitto e quella di salute pubblica, ottenendo una visione più approfondita su come ridurre efficacemente il consumo di alcol e i danni correlati”.

Il commento degli esperti
“È necessario un forte impegno per fornire una rinnovata pianificazione nazionale e finanziamenti ad hoc per rafforzare la prevenzione universale e la capacità dei servizi sanitari e sociali di intercettare precocemente il rischio alcol - commenta Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol e tra gli esperti che hanno contribuito al manuale - Non è nelle competenze del settore di salute pubblica intervenire su tematiche economiche, pur rilevanti, ma la risposta di competenza esclusivamente sanitaria sollecitata dal manuale delinea con forza la necessità di un forte impegno per garantire una rinnovata pianificazione nazionale e finanziamenti ad hoc per migliorare la prevenzione universale e la capacità dei servizi sanitari e sociali di affrontare meglio il rischio alcol.
È urgente garantire la formazione degli operatori sanitari sull'identificazione precoce e rafforzare la loro capacità di fornire interventi a tutti coloro che già hanno bisogno di una forma di trattamento efficace, attualmente trascurata ma attesa, vale a dire gli individui con disturbo da uso di alcol, le vittime più rilevanti di uno stigma che viene raddoppiato dall'ingannevole normalizzazione della cultura del bere come valore e la mancanza di prontezza, preparazione che i sistemi sanitari offrono da rafforzare per arginare le disuguaglianze di non intercettazione dell'uso dannoso di alcol che di fatto grava sulle società e sulle famiglie nell'era post-Covid".
Il Playbook affronta questioni chiave sull'impatto dell'alcol e sull'efficacia delle politiche : prezzi, controlli, disponibilità, restrizioni di marketing, etichettatura, interventi sulla guida in stato di ebbrezza e normative sui prodotti analcolici e a basso contenuto di alcol.
Per ogni tematica affrontata, il testo confronta le opinioni dell'industria dell'alcol con le prove di salute pubblica, aiutando gli utenti finali a identificare quando i problemi correlati all'alcol vengono inquadrati da una prospettiva commerciale. Ovvia e consequenziale l’indicazione ai decisori politici a dare priorità alle prove di salute pubblica per ridurre i danni correlati all'alcol, migliorare i risultati sanitari e abbassare l'onere finanziario che grava sulle finanze pubbliche.
Il manuale nasce come iniziativa congiunta tra OMS EURO e Commissione Europea nell’ambito dell’iniziative Evid-ACTION. 
Il commento al Playbook, ad opera di Emanuele Scafato, Claudia Gandin, Silvia Ghirini e Alice Matone dell’Osservatorio Nazionale Alcol, Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità) evidenzia alcuni dati interessanti, mettendo a fuoco come la prospettiva della ricerca di profitto sia rappresentata da importanti segmenti dell'industria europea delle bevande alcoliche, tra cui grandi produttori, associazioni di categoria, organizzazioni di pubbliche relazioni e gruppi di ricerca, e sia sostenuta da una forte lobby, mentre la prospettiva di salute pubblica, mirante invece a servire l'interesse pubblico, è rappresentata da organizzazioni non governative, associazioni di professionisti del settore medico-sanitario e organizzazioni intergovernative, tra cui l'ufficio regionale per l'Europa dell'OMS e l'Istituto Superiore di sanità.
“La fuorviante prospettiva della ricerca del profitto sostiene che il consumo di alcol è un problema solo per una minoranza di bevitori problematici, sottolinea i benefici di un consumo moderato di alcol, in particolare in termini di benefici sociali, benessere e salute cardiovascolare, presenta l'alcol come uno dei tanti fattori di rischio che possono causare il cancro, una malattia in cui l'alcol può svolgere un ruolo, ma non necessariamente diretto – si legge nel commento -  La prospettiva di salute pubblica propone evidenze scientifiche, riassume anni di ricerche internazionali, sempre più convergenti sugli effetti tossici, cancerogeni, teratogeni e di dipendenza del consumo di alcol, e su come le politiche di controllo dell'alcol rivolte all'intera popolazione siano il modo migliore per proteggere le persone dai danni correlati all'alcol, sostiene e dimostra che questi possono verificarsi anche con un consumo basso o moderato di alcol e con effetti anche su chi non beve, sottolinea che non è possibile stabilire un livello di consumo di alcol sicuro per il rischio di cancro e che non sono sinora mai stati dimostrati effetti positivi sulla salute generale, con evidenze di incremento della mortalità anche per consumi definiti moderati”.
Senza contare che “ nella prospettiva della ricerca del profitto si afferma che la vendita di alcolici ha un impatto economico positivo che, nel complesso, genera entrate per i governi nazionali – si legge ancora - Nella realtà, la prospettiva di salute pubblica evidenzia che le entrate che i governi generano dalle tasse sull'alcol non si avvicinano minimamente a compensare le perdite causate dal suo consumo. Queste includono costi diretti dovuti a cure sanitarie aggiuntive, perdita di produttività, e impatto sugli stessi sistemi giudiziari: tutti costi che i governi devono sostenere e che paga solo ed esclusivamente la società, con un incremento della tassazione individuale, come segnalato dall'OCSE anche per l'Italia”.
Gli strumenti per capire il problema e quanto giochino gli interessi in causa, insomma, ci sono tutti. Ora servono, come sempre, la volontà politica e la libertà di metterli in campo.

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Alessandra Rozzi
Redazione Respiro News

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