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Si intitola When does the human mind function at its best?, “Quando la mente umana funziona al suo meglio?”, ed è stato pubblicato di recente sulla rivista Intelligence a firma di Gilles E. Gignac, psicologo in forze all’Università dell’Australia Occidentale: lo studio, che conferma la teoria secondo cui tra i 55 e i 60 anni, ma a quanto pare anche oltre, si raggiunge il cosiddetto Peak Overall Performance (la massima prestazione complessiva) esamina 16 tratti cognitivi fondamentali della mente umana – tra cui intelligenza emotiva, memoria a breve termine, velocità di elaborazione, estroversione, stabilità, coscienziosità, apertura mentale e amabilità - attingendo a diversi repertori internazionali.
Le conclusioni? Ben diverse da quanto si potrebbe pensare: il lavoro testimonia infatti come l’equilibrio mentale tra i diversi fattori esaminati raggiunga in realtà il suo apice tra i 55 e i 60 anni, e come alcune caratteristiche - coscienziosità, stabilità emotiva, capacità di discernimento rispetto ai bias cognitivi - migliorino anche dopo i 70 anni.
In sostanza, se anche perde un po’ in velocità di elaborazione, il cervello acquista però in capacità di gestione, coerenza e capacità di elaborazione.
Le neuroscienze, insomma, sembrano capovolgere i nostri paradigmi sull’invecchiamento cerebrale: dopo la boa dei 50 la mente appare in grado di gestire meglio lo stress e le situazioni complesse, sviluppa migliore lucidità nelle valutazioni, diventa meno rapida ma più riflessiva: merito delle sinapsi della corteccia cerebrale frontale, dove hanno sede i centri della regolazione emotiva, che addirittura – grazie alla cosiddetta “compensazione neurale” - sembrano rafforzarsi.
Già in precedenza alcuni studi avevano evidenziato la “riorganizzazione” in età avanzata delle varie parti del cervello, che nella maturità appaiono più capaci di dialogo e interconnessione, ma anche di capacità decisionale e di selezione degli errori.
Naturalmente, però, l’età non costituisce una garanzia assoluta di maggiore “ponderazione” e attitudine alla leadership, dato che sul risultato agiscono anche fattori come l’attività fisica, l’alimentazione, lo stile di vita e il benessere generale dell’organismo.

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