Il cambiamento climatico pone sfide a tutti i livelli, dall’ambiente alle malattie respiratorie alla salvaguardia dei tesori artistici e storici più preziosi. E Venezia, minacciata da più parti dal moltiplicarsi di eventi climatici estremi, può affrontare le sfide cui si trova di fronte con un approccio integrato alla resilienza delle comunità costiere ai disastri naturali. È stata infatti la ricerca “Quali priorità dare alle iniziative di resilienza in risposta a calamità naturali nella Città Metropolitana di Venezia” a vincere la X edizione del Premio Aspen Institute Italia 2025 per la collaborazione e la ricerca scientifica tra Italia e Stati Uniti. Tema, quest’ultimo, quantomai di attualità.
Lo studio, condotto alle frontiere delle scienze ambientali, dell’ingegneria e della climatologia, fornisce strumenti per valutare la resilienza delle comunità costiere ai disastri naturali con una metodologia testata specificamente nella città lagunare. La ricerca ha coinvolto un team di ricerca multidisciplinare composto da esperti italiani dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, accanto a ricercatori attivi degli Stati Uniti, in particolare dell’Università della Virginia, della Carnegie Mellon University e del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito, specializzati in rischio e resilienza ai disastri naturali.
In occasione della cerimonia di consegna del Premio, l’11 giugno a Roma, si è inoltre svolto il dibattito “Il progresso scientifico per la gestione delle calamità naturali".
Otto gli scienziati premiati, sei dei quali italiani: Marta Bonato, Università Ca’ Foscari; Fondazione Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Fondazione CMCC), Venezia; Helmholtz-Centre for Environmental Research, Lipsia, Germania; Andrea Critto, Università Ca’ Foscari; Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Fondazione CMCC), Venezia; James H. Lambert, University of Virginia, Charlottesville, VA, USA; Igor Linkov, Engineer Research and Development Center, Corpo degli Ingegneri dell’Esercito degli Stati Uniti, Concord, MA, USA; Carnegie Mellon University, Pittsburgh, PA, USA; Antonio Marcomini, Università Ca’ Foscari; Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Fondazione CMCC), Venezia; Beatrice Sambo, Università Ca’ Foscari; Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Fondazione CMCC), Venezia; Anna Sperotto, Università Ca’ Foscari; Fondazione Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Fondazione CMCC), Venezia; Basque Centre for Climate Change (BC3), Scientific Campus of the University of the Basque Country, Leioa, Spagna; Silvia Torresan, Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Fondazione CMCC), Venezia.
Lo studio e il Premio
Lo studio, pubblicato sulla rivista Risk Analysis, è stato condotto nell’ambito del progetto BRIDGE (Building resilience of society to natural disasters: improved methodologies and solutions for Italy and US), promosso fra il 2019 e il 2022 e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. I ricercatori hanno integrato le preferenze qualitative degli stakeholder locali — autorità locali, protezione civile, aziende e organizzazioni non governative — con proiezioni quantitative sul cambiamento climatico, al fine di valutare e classificare diverse iniziative di resilienza. E il risultato indica che l’iniziativa più efficace nel lungo periodo per proteggere Venezia e la sua comunità riguarda un mix bilanciato di soluzioni fisiche e cognitive, capace di combinare sistemi di allerta precoce, aggiornamenti dei piani urbanistici e iniziative informative.
Lo studio propone infatti soluzioni di gestione del rischio efficaci in diversi scenari futuri, tenendo conto dell’elevata incertezza legata al cambiamento climatico.
Il sistema costiero della laguna di Venezia è infatti sempre più sotto pressione per effetto dei cambiamenti climatici, aggravati da urbanizzazione, turismo, uso del suolo e dinamiche socioeconomiche. In questo contesto, la ricerca indica che la strategia migliore è quella di utilizzare un portafoglio di misure di gestione del rischio per migliorare la resilienza dell’intero sistema. Questo insieme di misure dovrebbe includere sia misure di tipo fisico e ingegneristico – come l’adattamento delle strutture di difesa idraulica – per far fronte a eventi intensi e su larga scala, sia di tipo cognitivo e sociale – come l’aggiornamento e l’implementazione di piani e regolamenti – che possono essere abbastanza flessibili da essere efficaci contro un’ampia serie di pericoli climatici.
“Quando parliamo di misure cognitive, informative e sociali, ci riferiamo a strategie che vanno oltre le soluzioni fisiche o strutturali, e che puntano a modificare il modo in cui le persone e le comunità percepiscono, comprendono e reagiscono al rischio - ha commentato Anna Sperotto dell’Università Ca’ Foscari e del CMCC - Nel caso di Venezia, lo studio dimostra chiaramente che le sole misure fisiche, per quanto necessarie, non bastano ad affrontare l’incertezza dei rischi futuri, soprattutto quando si considerano scenari in cui si potranno verificare diversi eventi in simultanea, come acqua alta e ondate di calore,” aggiunge Sperotto. In questi casi, è fondamentale puntare su misure cognitive e informative, che rendano le comunità più consapevoli e pronte ad agire, adattandosi più efficacemente al cambiamento”.
Le misure sociali, ad esempio, sono quelle che promuovono una nuova consapevolezza del rischio attraverso educazione e partecipazione dei cittadini; le misure informative, come sistemi di allerta rapidi e diffusi per una risposta efficace agli eventi estremi, sono quelle che garantiscono la diffusione capillare e tempestiva di informazioni rilevanti; e le misure cognitive, includono piani urbanistici aggiornati e soluzioni basate sulla natura per una gestione più sostenibile del territorio.
“I risultati della nostra ricerca sono ancora più attuali e rilevanti – ha aggiunto Andrea Critto, professore all’Università Ca’ Foscari Venezia, Senior Scientist al CMCC e coordinatore della ricerca -Negli ultimi anni, abbiamo avuto conferme evidenti dell’aumento di frequenza e intensità di eventi estremi legati al clima: la DANA a Valencia, l’emergenza idrica in Catalogna, l’alluvione in Emilia-Romagna sono solo alcuni esempi recenti che mostrano quanto siamo esposti a rischi sempre più diversificati e impattanti. Tutte queste crisi ci dimostrano chiaramente che le sole misure strutturali non bastano più: serve costruire una cultura del rischio diffusa, che prepari le comunità a gestire tutte le fasi del ciclo del rischio, dalla prevenzione alla preparazione, dalla risposta all’adattamento nel lungo termine.”
“Lo studio non si limita al caso specifico di Venezia, ma offre indicazioni preziose per molti altri contesti, urbani e costieri, in cui è necessario bilanciare lo sviluppo economico e sociale con la salvaguardia ambientale. Il valore principale della ricerca sta proprio nel mostrare che un adattamento efficace ai cambiamenti climatici richiede un cambiamento trasformativo, non solo tecnico, ma anche culturale e istituzionale” ha poi aggiunto Igor Linkov, Senior Scientific and Technical Manager at the US Army Engineer Research and Development Center, Adjunct Professor at Carnegie Mellon University and University of Florida, e CMCC fellow.
Le prospettive future sono molteplici e particolarmente rilevanti in un contesto di crescente complessità e incertezza legata ai cambiamenti climatici: “Lo studio ci indica la necessità di evolvere verso approcci multi-rischio e di adattamento trasformativo, capaci di affrontare eventi estremi complessi e senza precedenti - ha detto Silvia Torresan del CMCC - Le prospettive future puntano sull’utilizzo di tecnologie emergenti, come intelligenza artificiale e machine learning, per migliorare la comprensione, la previsione e la gestione degli impatti climatici. La direzione è chiara: unire innovazione tecnologica, collaborazione intersettoriale - tra ricerca, enti pubblici e privati - e visione a lungo termine per costruire una resilienza di tipo sistemico”.
Una strategia multi-tasking a 360°, che anche la medicina, in particolare nelle discipline che si occupano di patologie respiratorie tanto influenzate dal cambiamento climatico, tiene in grande riguardo, e dove i risultati non tardano ad arrivare.
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