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Gli Italiani svengono. E a quanto pare, svengono spesso: secondo i più aggiornati dati del GIMSI (Gruppo Italiano Multidisciplinare Sincope) il 50% della popolazione, nel corso della vita, è svenuto almeno una volta, e il problema non conosce differenze tra i generi. Nel nostro Paese le sincopi (questo il nome clinico dello svenimento) sono circa 2 milioni l’anno e rappresentano il 2% circa degli accessi al pronto soccorso. Tra l’altro allo svenimento vanno soggetti anche i giovani (30% degli accessi al pronto soccorso per questo problema), i quali spesso si spaventano parecchio, temendo che lo svenimento nasconda un problema più serio.  Il punto sull’argomento è stato fatto al XII congresso nazionale GIMSI, svoltosi a Milano fino a ieri, sottolineando come questa condizione clinica sia più diffusa del previsto ma ampiamente sottovalutata, tanto che i centri dedicati (87 in tutta Italia) e certificati negli ospedali non abbondano. La conseguenza? Diagnosi tardive, sofferenza inutile, spreco di risorse per il Servizio Sanitario Nazionale e poca cultura sulla materia tra la popolazione generale.

Tutti i numeri degli svenimenti in Italia
I dati forniti dal GIMSI provengono dal Censimento italiano dei Centri sincope, condotto su un campione di 158 ospedali dal luglio al dicembre 2024. I risultati? “Il 32% degli ospedali non ha un centro sincope, il 37% ha una struttura dedicata ma non possiede i requisiti richiesti dalle linee guida europee, mentre i centri certificati che rispettano i requisiti internazionali, sono appena il 30% e sono scesi, in cinque anni, da 72 a 48". Secondo gli esperti GIMSI, insomma, le persone che svengono “finiscono spesso in un vortice di esami medici inutili, con grande spreco di risorse", mentre un’attenta osservazione delle modalità di svenimento, praticabile in un centro dedicato – che da noi manca in un ospedale su tre – potrebbe utilmente indirizzare la diagnosi evitando perdite di tempo, denaro ed energie.

Si sviene, ma perché?
“Lo svenimento, tecnicamente chiamato sincope, è un fenomeno molto comune nella popolazione sana, e riguarda circa 2 milioni di persone ogni anno. È una perdita di coscienza temporanea, in genere di qualche secondo o di pochi minuti, dovuta a una riduzione dell’afflusso di sangue al cervello, da cui di solito ci si riprende in maniera completa e spontanea – ha spiegato all’AdnKronos Andrea Ungar, presidente GIMSI e Ordinario di Geriatria all’Università di Firenze - Nella maggior parte dei casi non si tratta di nulla di preoccupante, e lo svenimento è provocato da forti emozioni (svenimento “classico” o sincope vaso-vagale) o dall'essere rimasti troppo a lungo in piedi, soprattutto d’estate o in un ambiente caldo. Inoltre, prima di perdere coscienza si verificano quasi sempre sintomi come capogiri, nausea, pallore, sudorazione intensa, annebbiamento della vista. In altre parole, ci si accorge sempre di stare per svenire. Solo in rari casi, invece, la perdita di conoscenza può essere dovuta a un'aritmia che rallenta o accelera troppo il battito del cuore e per questo le sincopi di origine cardiaca sono le più pericolose e non sono precedute da segnali”.
Eccoci alle possibili soluzioni diagnostiche: “Per indirizzare la diagnosi e capire da cosa sia provocato lo svenimento sono necessarie unità dedicate, le cosiddette Syncope Unit, che valutano il paziente con esami, per lo più semplici ma specifici e mirati. Se ad esempio si sospetta un problema cardiaco, si eseguono gli accertamenti cardiologici necessari per confermare tale sospetto. Se si propende per uno svenimento classico, invece, si farà il tilt test, nel quale il paziente viene posto su un lettino speciale inclinato, in grado di attivare il riflesso vaso-vagale passando dalla posizione sdraiata a quella eretta” ha aggiunto Michele Brignole, coordinatore del Censimento GIMSI, Senior scientist presso l’Ospedale San Luca–Istituto Auxologico di Milano.

L’Italia perde Centri
Poi, un cenno alla situazione del Sistema-Paese: “Nonostante l’Italia resti leader tra i Paesi europei nella gestione e trattamento della sincope, la situazione negli ultimi anni è peggiorata, con una riduzione del numero di Syncope Unit certificate dalle 72 censite nel 2019 alle 48 attuali, cui si aggiunge la mancanza di Centri sincope in molte province – ha aggiunto Brignole - Il motivo è da ricercarsi nella diminuzione del personale e delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi anni, che ha costretto a ridurre il numero delle Syncope Unit”.
Quanto al fabbisogno stimato di centri dedicati, “non è necessario prevedere una struttura dedicata per ogni ospedale: sarebbe sufficiente almeno un Centro sincope per ognuna delle 110 province italiane, o almeno una in ogni delle 225 Asl (una ogni 266.000 abitanti) – ha affermato Brignole - Tale distribuzione omogenea potrebbe contribuire a ridurre i costi sanitari, migliorare la gestione dei pazienti limitando le conseguenze a lungo termine, e offrire così un importante beneficio sia per il sistema sanitario che per la qualità di vita delle persone colpite. È infatti stato dimostrato da numerosi studi che la presenza di unità di gestione della sincope negli ospedali riduca il rischio di diagnosi errate, di ricoveri non necessari e delle spese totali”.

Tutti i trucchi per restare in piedi
Infine, sempre dagli esperti GIMSI, ecco i consigli per cercare di non svenire:

  • Quando si avvertono i primi segnali della sincope, sdraiarsi supini sollevando le gambe a 45°: in questo modo il sangue affluisce più facilmente al cuore e al cervello.
  • Stringere i pugni e contrarre le braccia, conservando la contrazione finché i sintomi non se ne vanno
  • Fare attenzione alla luminosità percepita: se la vista si appanna e il campo visivo si oscura ci sono solo pochi secondi per tentare di arginare la situazione
  • Bere circa 2 litri di liquidi al giorno, e non eliminare completamente dall’alimentazione il sale – a parte precise indicazioni mediche – per evitare il rischio di ipotensione.

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