L’arte sa emozionare, stimolare la creatività, consentire di esprimersi e favorire la crescita intellettuale, culturale e spirituale. Che l’arte possa curare, però, è una certezza raggiunta in tempi relativamente recenti. Tanto che anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ne associa la fruizione a benessere e longevità, e le iniziative in materia si moltiplicano
La relazione tra partecipazione attiva alla vita artistico-culturale e longevità, ha del resto alle spalle una lunga storia di studi, iniziata a partire dagli anni Ottanta del Novecento: dopo il lavoro dello svedese Lars Olov Bygren, che nel 1996 pubblicò su The British Medical Journal la dimostrazione scientifica che “la cultura allunga la vita”, è stato tutto un succedersi di lavori di indagine sui meccanismi biologici alla base del fenomeno. Bygren, infatti, nel primo lavoro sul tema, dimostrò – attraverso un follow-up di 10 anni su un campione rappresentativo della popolazione svedese - che fruire raramente di eventi culturali si associa ad un rischio di mortalità più alto del 60% rispetto a fruirne spesso. Importante, in argomento, anche uno studio finlandese del 2005, condotto su un campione di oltre 20.000 persone seguito per più di 20 anni, che giunge a identiche conclusioni. Da citare poi, nel 2023, il lavoro fondamentale di Fancourt D, Bone JK, Bu F, et al, che riassume i risultati di una serie di studi longitudinali di coorte del Regno Unito e degli USA sulla relazione tra impegno artistico e culturale e risultati in termini di salute e benessere.
Gli effetti benefici di creatività e cultura
E se studi e ricerche che dimostrano, dati alla mano, i benefici della cultura sulla salute e il benessere delle persone ormai non si contano più, si è via via dimostrato che praticare la creatività e l’arte, oltre a regalare anni di vita, ne migliora anche la qualità, incrementando sia l’autostima individuale sia le relazioni sociali, fattori che fanno immediatamente aumentare la sensazione di wellness individuale e la capacità di reazione alle avversità della vita. In particolare, un ampio ventaglio di ricerche testimonia i benefici sulla salute neurologica della musica, mentre al di là della salute fisica è stato dimostrato che anche i marcatori dello stress e i parametri di valutazione della salute mentale migliorano attraverso il coinvolgimento in diversi tipi di attività creative e artistiche. Allo stesso modo, le attività artistiche che favoriscono la socializzazione sono state più volte utilizzate come strumento di contrasto dell’esclusione sociale.
La creatività ha, naturalmente, diversi aspetti: si è così dimostrato che cantare con regolarità in un coro, o ballare in gruppo con continuità, in particolare negli anziani è correlato a minore declino cognitivo e a un rischio più basso di incorrere nella demenza, tanto quanto visitare spesso (almeno sei volte l’anno, meglio se di più) un museo.
Applicando il discorso alla pratica, per restare in anni relativamente recenti, nel 2018 in Canada - un Paese dove gli investimenti sulla salute dei cittadini, la cultura e la scuola stanno davvero al primo posto nel bilancio dello Stato - ebbe luogo un esperimento interessante: un’associazione di medici della città di Montreal firmò infatti un accordo formale con il Museo di Belle Arti cittadino nel nome della salute dei cittadini, decidendo che le persone affette da alcune patologie – diabete, depressione e altro – potessero accedere gratuitamente al Museo a fronte della semplice presentazione di una certificazione medica. Lo spirito dell’iniziativa? A spiegarlo fu la dottoressa Hélène Boyer, allora Vicepresidente dell’Associazione Medici Francofoni del Canada: “Esistono sempre maggiori evidenze scientifiche del fatto che la terapia basata sull’arte faccia bene alla salute fisica, perché aumenta il livello di cortisolo e di serotonina in circolo. Quando visitiamo un museo secerniamo ormoni, e questi ormoni sono responsabili del nostro benessere. La gente tende a pensare che questo serva solo a chi ha problemi di tipo psicologico, ma non è così. Nel XXI secolo la cultura sarà per la salute ciò che l’attività fisica è stata nel XX”.
Eccessivo? Forse. Perché un buon mix di movimento e cultura, ai fini del benessere individuale e collettivo, suonerebbe certamente meglio.
L’arte della longevità
A corroborare le tesi canadesi pensò, l’anno seguente - era il dicembre 2019 – fu nuovamente l’University College of London (UCL), con un lavoro pubblicato sul British Medical Journal dove si affermava che chi visita almeno una mostra o un museo ogni anno vive più a lungo. Il campione comprendeva 6.710 over 50 inglesi, e la conclusione fu univoca: esiste una proporzione diretta tra frequenza di fruizione dell’arte e aspettativa di vita. Il motivo? “Frequentare” l’arte costituisce – dati alla mano - un antidoto potente contro stress e depressione, e attiva risorse emozionali, cognitive e sociali che supportano l’organismo a 360°. Altri fattori positivi della fruizione artistica sono inoltre l’aumento conseguente del movimento fisico, con il relativo miglioramento della salute cardiovascolare, e la diminuzione della sensazione di solitudine, il che comporta evidenti benefici psicologici. Infine, stando agli studi, la fruizione dell’arte migliorerebbe le funzioni immunitarie e innescherebbe comportamenti più salutari, in quanto attività collegata a una più elevata percezione di sé e del proprio ruolo nell’ambito della società. I numeri dello studio britannico? Chi aveva frequentato almeno un evento culturale l’anno riduceva il proprio il rischio di morte del 14% rispetto a chi non aveva mai svolto questo tipo di attività, con un crescendo – in proporzione alla quantità effettiva di eventi artistici fruiti – fino al 31%. Non poco. In più il dato, in un mondo che invecchia, si collega direttamente alla distinzione tra invecchiamento attivo e invecchiamento non attivo, dove il primo è definito dall’OMS fin dal 2002 come “"il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza per migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano".
A fronte di tanti studi le iniziative, come si diceva, si diffondono: a seguire per primi la strada tracciata dai medici canadesi sono stati gli psichiatri di Bruxelles. Anche qui, creata una rete di musei convenzionati con l’iniziativa, il paziente si presenta al museo con una prescrizione medica e a sostenere direttamente le spese del biglietto è la Municipalità di Bruxelles.
In materia va citato anche il programma Age Friendly Cultural Cities specificamente mirato alla fruibilità dei centri urbani per gli anziani attraverso la cultura: ispirato all’“Age Friendly Cities and Communities” promosso dall’OMS, il progetto si è svolto nei Paesi Bassi dal 2016 al 2021, consentendo a 234 centri urbani di ampliare la loro offerta culturale, approfondendo i collegamenti tra istituzioni culturali e organizzazioni sanitarie, in vista dell’abbattimento di ogni possibile divisione tra arte, cultura, salute e welfare. I risultati? Oltre 2.000 le attività realizzate per più di 17.000 persone coinvolte.
Le esperienze italiane
Anche in Italia sul versante dell’arte come via maestra per la salute e il benessere, qualcosa si muove: a Milano, ad esempio, il Centro Studi sulla Storia del Pensiero Biomedico dell’Università di Milano Bicocca, ha dato vita al Progetto ASBA: il museo alleato del cervello contro ansia e stress, esplicitamente creato per dimostrare che l’arte e i musei concorrono al benessere mentale, con “un team di ricercatori della Statale coinvolto in un innovativo studio italiano che ha l'obiettivo di validare la possibilità che il museo diventi luogo del benessere secondo l'approccio "museo brain-friendly" (BFM)”. Tra gli altri, hanno aderito al progetto il Museo di Storia Naturale e la Galleria d’Arte Moderna di Milano .
In un Paese come il nostro, dove le diseguaglianze di istruzione, di possibilità economiche e di esperienze sono particolarmente marcate, l’accesso alla cultura e alle attività collegate può rivelarsi del resto un problema. Non a caso i livelli di partecipazione culturale nel Bel Paese restano decisamente bassi, tanto che secondo l’ultimo Annuario Statistico Italiano disponibile – quello relativo al 2022 - gli italiani culturalmente “inattivi” raggiungono quota 29,3%, con valori elevati soprattutto tra gli over 65, dove il 25% degli abitanti del Bel Paese nell’ultimo anno non ha partecipato a eventi o spettacoli e non ha letto libri o giornali, valore che raggiunge il 50% negli over 75. Ovvio che condizioni di vita, solitudine e residenza in luoghi appartati peggiorino la situazione, con la conseguenza di penalizzare anche in termini di salute le fasce di popolazione già di per sé marginali.
E se sul fronte dell’attivismo culturale non esiste finora un progetto comune a livello nazionale, esistono al contrario esperienze isolate, a volte sperimentali, mirate a migliorare i livelli di benessere, salute e inclusione con obiettivo puntato, nella maggior parte dei casi (anche se non sempre) su una specifica patologia.
A Torino, nel 2022, è stato varato il progetto La cultura dietro l’angolo, nato per volontà di Fondazione Compagnia di San Paolo e oggi promosso da Compagnia di San Paolo e Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino. Obiettivo è portare la cultura vicino a casa, ovunque si abiti, per creare nuove occasioni di relazione, condivisione, aggregazione e partecipazione nelle case del quartiere, nelle biblioteche e negli spazi pubblici. Il calendario dell’iniziativa si articola in feste conviviali, create per scoprire tutti gli eventi disponibili, e in un programma di attività che si svolge in ognuno dei 10 presidi cittadini esistenti con cadenza settimanale, attraverso concerti, spettacoli teatrali, performance artistiche, visite ai musei, giochi, momenti di divulgazione scientifica e altro. Non si tratta comunque soltanto di un calendario di appuntamenti, ma anche di una tessera, che dà diritto ad agevolazioni per entrare nei principali musei (GAM, Gallerie d’Italia e Museo Egizio) e partecipare ad alcuni appuntamenti culturali cittadini.
Altra esperienza importante, che ha assunto rilevanza a livello internazionale, è Sistema Musei Toscani per l’Alzheimer (MTA), nato nel 2013. “Tutti i programmi, nella loro varietà e differenze, si considerano parte di un progetto complessivo, fondato su un’idea di museo come istituzione culturale inclusiva; e su un’idea di demenza, piuttosto che come una malattia, come una condizione, che coinvolge non solo la persona con demenza, ma anche chi la accompagna e sostiene in questa sfida” si legge nella presentazione dell’iniziativa. I musei collegati sono 59, cui si aggiunge una biblioteca. E dato che nel 2019 la Regione Toscana ha emanato un decreto in cui riconosce le proposte museali fra le prestazioni previste per la cura e il sostegno familiare nei confronti delle persone con demenza, inserendole nel Piano Regionale per la Non Autosufficienza 2022-2024, le attività dei musei appartenenti al Sistema MTA sono state riconosciute come prestazioni prescrivibili da parte di geriatri e unità di valutazione multidimensionale, in qualità di possibili cure per le persone con demenza, entrando così a far parte del loro piano assistenziale.
Infine, ecco Dance Well, “una pratica artistica che promuove la danza in spazi museali, contesti artistici, e si rivolge principalmente, ma non esclusivamente, a persone che vivono con il Parkinson” come si legge sul sito dell’iniziativa. Guidato dal Comune di Bassano del Grappa, K3 -Tanzplan Hamburg, Le Gymnase CDCN Roubaix, La Briqueterie CDCN Vitry sur Seine, Tanec Praha, Lithuanian Dance Information Centre, Fondazione Fitzcarraldo e Fondazione Università Ca’ Foscari di Venezia, il progetto è anche sostenuto dal Programma Europa Creativa dell'Unione Europea, e si concretizza in classi di danza “aperte”, attive presso il Museo Civico di Bassano del Grappa. Ma non solo, perché negli anni (è nato anch’esso nel 2013) il progetto si è ampliato coinvolgendo diverse città italiane - Bergamo, Brescia, Castelfranco Veneto, Collegno, Milano, Prato, Recanati, Reggio Emilia, Roma, Schio, Terni e Verona - e facendo nascere cloni persino in Giappone e a Hong Kong.
E a Roma sono stati recentemente resi noti i risultati del progetto-pilota promosso dalla Fondazione IncontraDonna RE-START Cancer Care, che ha dimostrato come attività sportive e artistico – ricreative – tra cui il teatro, la scrittura espressiva e l’arte terapia - migliorano la qualità di vita dei pazienti oncologici, riducendo il distress (stress negativo) legato alla malattia del 43% e migliorando dolore, paura, depressione, nervosismo e preoccupazione. “I risultati hanno soddisfatto obiettivi quali l'empowerment e la qualità di vita, incidendo sugli aspetti pratici, fisici ed emozionali che possono causare disagio nelle pazienti” commenta Andrea Botticelli, Responsabile della Breast Unit del Policlinico Umberto I e Responsabile Scientifico del progetto.
Bibliografia di riferimento
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Alessandra Rozzi
Redazione Respiro News






