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Aspettare mesi per una visita specialistica o per un esame diagnostico non è soltanto un disagio organizzativo. Può significare rinviare una diagnosi, prolungare un periodo di incertezza, o rendere più difficile seguire correttamente un percorso di cura. È da questa esperienza, comune a molti cittadini, che emerge il significato della nuova relazione della Corte dei conti dedicata alle misure per ridurre le liste d’attesa.
Il messaggio centrale è chiaro: destinare più denaro alla sanità è importante, ma non basta se il sistema non riesce a trasformare le risorse in appuntamenti disponibili, prestazioni effettivamente erogate e tempi più brevi.

Che cosa ha rilevato la Corte dei conti
Nella relazione “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”, resa nota il 19 ottobre, la magistratura contabile descrive le attese come un problema strutturale del Servizio sanitario nazionale. Le difficoltà non derivano soltanto dalle conseguenze della pandemia: pesano anche l’organizzazione dei servizi, la programmazione dell’offerta, la carenza di personale sanitario e le differenze territoriali.
Il quadro economico è significativo. Per il periodo 2022-2028 le risorse destinate al contenimento delle liste d’attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro. Nel quadriennio 2022–2025, secondo i dati ministeriali richiamati dalla Corte, a fronte di circa 1,845 miliardi di euro assegnati dallo Stato, ne risultano utilizzati circa 1,58 miliardi. La Corte avverte però che la completezza e l’uniformità insufficienti dei dati regionali rendono difficile valutare con precisione sia l’impiego delle risorse sia i risultati.

Perché aumentare i finanziamenti non è sufficiente
Per offrire più visite ed esami servono professionisti disponibili, strutture attrezzate, agende di prenotazione funzionanti e una programmazione coerente con i bisogni della popolazione. Se manca uno di questi elementi, anche risorse aggiuntive possono tradursi solo parzialmente in prestazioni.
La carenza di specialisti è uno dei nodi più rilevanti. La Corte richiama inoltre la necessità di rafforzare l’assistenza sul territorio, così da seguire meglio le persone con bisogni continuativi e ridurre il ricorso non necessario ai servizi ospedalieri e specialistici.

Il problema dei dati e delle prenotazioni
Per ridurre le attese occorre anzitutto misurarle in modo attendibile. La Piattaforma nazionale delle liste di attesa dovrebbe rendere confrontabili le informazioni provenienti dai diversi sistemi regionali.
L’analisi segnala tuttavia criticità nell’uso della priorità “P” (programmata), differenze tra le date proposte e quelle accettate dai cittadini, ritardi tra prescrizione e primo contatto con il Centro unico di prenotazione (CUP), nonché scostamenti tra prescrizioni e prenotazioni registrate.
Questi aspetti non sono semplici dettagli informatici: senza dati completi è più difficile capire dove si formano i ritardi, quali interventi funzionano e dove è necessario correggere l’organizzazione.

Che cosa dovrebbe cambiare
La Corte invita ad accelerare l’attuazione delle misure previste dal decreto-legge 73/2024, a completare il collegamento tra i sistemi informativi regionali, a controllare meglio l’impiego delle risorse e a intervenire sulle carenze di personale. Chiede anche maggiore responsabilizzazione delle amministrazioni, con verifiche sulle inadempienze e applicazione degli strumenti previsti dalla legge quando ne ricorrono i presupposti.

Che cosa significa per chi deve prenotare una visita
Per il cittadino il risultato atteso è concreto: tempi di accesso più prevedibili, informazioni trasparenti, maggiore uniformità dei servizi e percorsi di cura che non dipendano eccessivamente dal luogo di residenza. La relazione non annuncia però un abbattimento immediato delle liste: sottolinea che gli effetti delle riforme potranno essere giudicati pienamente soltanto quando le misure saranno attuate. Nel frattempo, quando si riceve una prescrizione, è utile verificare la classe di priorità indicata dal medico e utilizzare i canali ufficiali di prenotazione della propria Regione o azienda sanitaria. In caso di difficoltà, ci si può rivolgere all’URP o ai servizi regionali dedicati per conoscere le procedure applicabili.

La questione decisiva: misurare i risultati.
Il richiamo della Corte dei Conti sposta l’attenzione dal solo ammontare dei finanziamenti alla loro efficacia.
La misura del successo non starà in quanto viene stanziato economicamente, ma nel fatto che una persona riesca a ottenere la prestazione appropriata nel tempo clinicamente indicato, senza ostacoli ingiustificati e con garanzie comparabili su tutto il territorio nazionale.

Carlo Zerbino
Editore Sintex Servizi S.r.l.

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