Che la biodiversità sia in pericolo non è una novità. Meno noto è quel che si sta facendo per cercare di arginare il fenomeno a livello globale, con misure che preservino gli ecosistemi e di conseguenza la salute umana. Gli ecosistemi sono infatti fondamentali al fine della qualità della vita, dato che procurano “servizi ecosistemici” di supporto, di approvvigionamento, di regolazione e culturali: gli ecosistemi dotati di buona biodiversità hanno ad esempio la capacità di limitare la diffusione delle malattie zoonotiche all’essere umano, e la biodiversità svolge naturalmente un ruolo fondamentale nella produzione alimentare (basti pensare fiumi e foreste che permettono a milioni di persone di nutrirsi), mentre gli ecosistemi acquatici, oltre a costituire fonti di approvvigionamento alimentare, comprendono spesso alghe e organismi che filtrano l’acqua ripulendola dagli inquinanti. Sul tema è attivo da tempo l'Istituto Superiore di Sanità, con studi, ricerche e proposte mirate. E ora, con il supporto attivo al nuovo Regolamento UE 1991/2024, la cosiddetta “Legge sul Ripristino della Natura”.
La Legge sul "Ripristino della Natura”
Tra i principali antagonisti della biodiversità a livello planetario si annovera naturalmente la conversione del territorio naturale a uso agricolo o residenziale, che riduce per default gli ecosistemi naturali. Inoltre, giocano il loro ruolo le specie aliene – cioè originarie di un territorio diverso – invasive, cui va la responsabilità di oltre il 60% delle estinzioni di specie vegetali e animali in atto. Senza contare, naturalmente, gli effetti – sotto gli occhi di tutti – dell’inquinamento di acqua, aria, e suolo.
Per questo, al di là delle misure locali a tutela della biodiversità e degli ecosistemi, due anni or sono è stato varato il Regolamento (UE) 1991/2024 (Legge sul "Ripristino della Natura - Nature Restoration Law") che stabilisce regole precise e omogenee in materia di tutela e ripristino degli ecosistemi, in modo da ripristinare la biodiversità in tutta l’Unione europea attraverso il ripristino – da qui al 2030 – di almeno il 20% degli ecosistemi acquatici, terrestri e marini. E se il fine ultimo è il ripristino totale degli ecosistemi danneggiati entro il 2050, la situazione odierna non è certo rosea: oltre l’80% degli ecosistemi europei risulta infatti degradato, e la salute umana nel Vecchio Continente appare sempre più a rischio.
Dal canto suo l’Istituto Superiore di sanità (ISS) mette in campo io concetto di Planetary Health come vero e proprio fondamento della salute pubblica, attraverso attività di ricerca, formazione professionale, sostegno a politiche e iniziative One Health.






