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L’indagine Istat, giunta alla terza edizione (le prime due datano 2006 e 2014) e svolta attraverso interviste a un campione rappresentativo di donne, permette di capire quante siano le vittime della violenza maschile, includendo anche il sommerso delle violenze subite ma non denunciate. È ancora in corso, perché accanto alle 17.500 donne italiane 16-75enni già intervistate, restano da sentire le straniere, per le quali i dati si avranno nel 2026. Ma i numeri fin qui raccolti non sono certo confortanti. E mentre la ricerca condotta da un gruppo che coinvolge diversi Dipartimenti dell’Università di Torino afferma che “la violenza all’interno delle relazioni affettive e intime non solo distrugge la vita delle vittime sul piano psicologico e fisico, ma può diventare una forza così devastante da condurle al suicidio”, i dati Istat destano quantomeno allarme. Ma andiamo con ordine.

I dati statistici
Ecco i risultati principali dell’indagine Istat:

  • Sono 6 milioni e 400mila (il 31,9% del campione) le donne italiane dai 16 ai 75 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Il 18,8% ha subìto violenze fisiche, il 23,4% violenze sessuali. Tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne.
  • Nel 26,5% dei casi la violenza - fisica o sessuale – ha per autori parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.
  • Considerando le donne che hanno o hanno avuto un partner, le vittime di violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia sono il 12,6%. Dai partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).
  • Nel 2025 il numero di vittime di violenza fisica o sessuale nei cinque anni precedenti l’intervista è sostanzialmente stabile rispetto al 2014.
  • Gli aumenti delle violenze subite dalle giovanissime (16-24 anni) e dalle studentesse non modificano il dato medio.
  • L’indagine evidenzia una maggiore consapevolezza dei rischi da parte delle donne; si registra, infatti, una diminuzione delle esperienze di violenza subite dal partner attuale.
  • La maggiore consapevolezza si manifesta anche nell’aumento delle vittime che considerano quanto subito un reato, e di quelle che cercano aiuto nei Centri antiviolenza e nei servizi specializzati, soprattutto per le violenze subite da parte dei partner.
  • Rimangono stabili invece i comportamenti di denuncia (10,5% le vittime che hanno denunciato la violenza subita da parte dei partner o ex partner negli ultimi cinque anni), mentre diminuiscono le violenze per cui si teme per l’incolumità della vita.

Le violenze subite variano per livello di gravità: per quelle fisiche si va dalle minacce ai tentativi di strangolamento o soffocamento, mentre per quelle sessuali si passa dalle molestie con contatto fisico non voluto (19,2%) agli stupri o ai tentati stupri (5,7%). Le donne subiscono violenza sia nella coppia (12,6% delle donne che hanno o hanno avuto partner) sia al di fuori della coppia (26,5% delle donne) da altri uomini – parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti.
Sono soprattutto gli ex partner a risultare responsabili delle violenze fisiche o sessuali: ciò accade per il 18,9% delle donne che al momento dell’intervista avevano un ex partner.
Le donne attualmente in coppia hanno subito la violenza dal marito, convivente o fidanzato nel 2,8% dei casi. E tra le donne che hanno sia ex sia un partner attuale, lo 0,3% le ha subite da entrambi.
Circa 2 milioni 441mila donne hanno subito nel corso della vita violenze fisiche o minacce da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti: si tratta del 12,2% delle donne dai 16 ai 75 anni di età. Il 20,8% delle donne ha subito anche almeno una forma di violenza sessuale, circa 4milioni e 174mila. Tra queste, le molestie fisiche di natura sessuale sono più di 3milioni 800mila, ricevute dal 19,2% delle donne. Le forme più gravi, gli stupri e i tentativi di stupro, circa 705.500, sono state subite dal 3,5% delle donne.
All’interno della coppia, 323.530 donne vivono situazioni legate ai maltrattamenti fisici (il 2,2% delle donne attualmente con un partner), 146.271 alle violenze sessuali (l’1%), che sono stupri o tentati stupri in quasi 39mila casi.
Sono inoltre 1milione 720mila le donne che hanno subito violenza fisica da parte dell’ex partner, pari al 15,9% delle donne con un ex. Le violenze sessuali subite dagli ex sono quasi 950mila, pari all’8,7% delle donne che hanno avuto partner in passato. Il 6,6% delle donne inoltre hanno subito la violenza sia nella coppia sia da parte di altri uomini, e circa un terzo ha subito sia violenze fisiche sia sessuali.
L’11,0% delle donne di 16-75 anni sono state minacciate di essere colpite fisicamente , il 10,5% sono state spinte, strattonate, afferrate, è stato loro storto un braccio o sono stati loro tirati i capelli, il 5,6% è stata colpita con oggetti e una quota del tutto analoga è stata schiaffeggiata, presa a calci, pugni o morsi; meno diffuse le forme più gravi di violenza fisica come l’uso o la minaccia di usare pistola o coltelli (1,6%) o il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione (1,6%).
Per la violenza sessuale, emergono al primo posto le molestie con contatto, seguite dai rapporti sessuali non desiderati (4,5%), lo stupro (3,9%), il tentato stupro (3,1%), i rapporti sessuali degradanti e umilianti (1,6%).

Stupri commessi soprattutto dai partner
Inutile cercare i colpevoli lontano: i partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50% (fatta eccezione per le minacce), e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 63,8% degli stupri, infatti, è opera di partner (il 59,1% degli ex partner, il 4,7% del partner attuale), il 19,4% di un conoscente e il 10,9% di amici. Solo il 6,9% è stato opera di estranei alla vittima (Prospetto 2). I tentati stupri, oltre a quelli subiti da parte dell’ex (29,9%), sono perpetrati più da conoscenti (24,1%), amici (13,4%) ed estranei (17,2%).
Nel 2025 è stato rilevato per la prima volta, come peraltro avviene in ambito internazionale, una forma di stupro che accade in contesti particolari, quando la vittima non è in grado di rifiutare oppure opporre resistenza perché è stata drogata o è sotto l’effetto di alcool; tale situazione riguarda l’1% delle donne ed è riconducibile in prevalenza a ex partner (38,9%), conoscenti (35,3%), amici (23,4%) e sconosciuti (8,3%).

L’S.O.S. da Torino: la violenza porta al suicidio
E mentre i dati Istat destano preoccupazione, giunge l’allarme lanciato dal gruppo di ricerca di Georgia Zara, docente del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino e Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, da Paola Torrioni, docente al Dipartimento di Culture, Politica e Società e da Agata Benfante, assegnista di ricerca al Dipartimento di Psicologia, autrici di una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Trauma, Violence & Abuse.
Lo studio, dal titolo “When Only Death Can Save Me! Understanding Suicidality in Women Victims of IPV Admitted to Emergency Departments: A Scoping Review”, ha analizzato la letteratura scientifica internazionale per comprendere il legame tra Intimate Partner Violence (IPV) – la violenza agita da un partner all’interno di una relazione – e suicidalità nelle donne ricoverate in pronto soccorso dopo un tentativo di suicidio. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 641 milioni di donne nel mondo hanno subito una forma di violenza da parte di un partner. L’IPV rappresenta così una delle più gravi minacce alla salute pubblica e ai diritti umani nel XXI secolo, con costi umani, sociali ed economici altissimi.

Una correlazione letale tra violenza e suicidio
La ricerca ha esaminato 22 studi condotti tra il 1995 e il 2023 in diversi paesi del mondo, mostra un dato inequivocabile: le donne che hanno subito violenza domestica presentano un rischio molto più elevato di comportamenti autolesivi, ideazione suicidaria e tentativi di suicidio rispetto alla popolazione generale. In molti casi, il suicidio è stato percepito come l’unica via d’uscita da una condizione di disintegrazione psicologica ed esistenziale generata dalla violenza.

Il pronto soccorso come presidio di prevenzione
Uno degli aspetti più rilevanti messi in luce dallo studio riguarda il ruolo dei pronto soccorso come luoghi chiave per la prevenzione secondaria della violenza. Il pronto soccorso può infatti diventare un ulteriore contesto preventivo per dare voce alla sofferenza causata dalla violenza e per intervenire prima che la violenza possa continuare a ripetersi. “La capacità dei professionisti sanitari di saper creare un clima di fiducia e riuscire a utilizzare efficacemente le informazioni relative alla violenza nelle relazioni intime, nei casi di tentativi di suicidio e nei casi estremi di suicidio, potrebbe essere notevolmente migliorata grazie a una formazione specializzata e all’implementazione sistematica di valutazioni di screening del rischio di IPV nel contesto emergenziale del pronto soccorso” dichiara Georgia Zara.
Lo studio condotto all’Università di Torino, primo nel suo genere a mappare in modo sistematico il legame tra IPV e suicidio nel contesto emergenziale del pronto soccorso, evidenzia la necessità di un approccio interdisciplinare e integrato, che coinvolga volontà istituzionali, scientifiche, sociali e politiche per promuovere sensibilità professionali capaci di lavorare insieme con l’obiettivo della prevenzione della violenza nelle relazioni intime, affettive e familiari. 
La ricerca evidenzia che molto spesso le donne che sopravvivono al comportamento suicidario non rivelano di essere state vittime di IPV e questo genera nuove condizioni di vulnerabilità perché, se sopravvivono, una volta dimesse rientrano nella casa con il partner maltrattante e violento.

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