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Il consumo complessivo è in calo, sia sul fronte degli antibiotici per uso sistemico, sia sul versante di quelli per uso non sistemico, e quindi sia nell’utilizzo territoriale pubblico e privato che nell’uso ospedaliero. A dirlo è il Rapporto annuale “L’uso degli antibiotici in Italia - 2024”, pubblicato nel giugno 2026 e realizzato dall’OsMed (Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali) dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA). Secondo il lavoro, infatti, in Italia nel 2024 il consumo complessivo ha raggiunto le 49,1 dosi ogni mille abitanti die (DDD/1000 abitanti die): nello specifico, il consumo di antibiotici per uso sistemico si è attestato su 21,6 DDD/1000 abitanti die (-3,3% rispetto al 2023), mentre per gli antibiotici per uso non sistemico è arrivato a 27,5 DDD/1000 abitanti die (- 2,4%).
Eppure, a dispetto del calo, il nostro Paese resta tra i primi in Europa per utilizzo di molecole ad ampio spettro, ovvero quelle che hanno un impatto più elevato sull’antibiotico-resistenza: se il rapporto tra il consumo di antibiotici ad ampio spettro e antibiotici a spettro ristretto in Europa è in media 4,6, in Italia raggiunge invece quota 12,3, con il Sud che batte Centro e Nord nelle prescrizioni. Il documento OsMed, oltre a monitorare consumi e spesa relativi al consumo di antibiotici per uso umano, cerca di mettere a fuoco le aree dove l’appropriatezza prescrittiva resta un traguardo ancora lontano. E questo, in ottemperanza alle disposizioni del Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico resistenza (PNCAR) 2022-2025.

Una spesa consistente
Nel 2024 il consumo complessivo di antibiotici ha raggiunto la spesa di 1.501,4 milioni di euro, pari a 25,47 euro pro capite. E se in base alle raccomandazioni OMS gli antibiotici classificati come Access, cioè quelli di prima scelta in base alla classificazione AWaRe, dovrebbero coprire più del 60%totale, (una Raccomandazione del Consiglio UE prevede un target entro il 2030 pari al 65%), l’Italia si ferma al 54,8% delle prescrizioni a carico del SSN.
Il nostro conferma, inoltre, tra i Paesi che ricorrono maggiormente alle molecole ad ampio spettro, che impattano maggiormente sull’antiobiotico-resistenza. Inoltre, le cose vanno peggio al Sud rispetto al Centro-Nord, mentre in base ai dati ESAC (European surveillance of antimicrobial consumption) sul rapporto molecole ampio spettro/spettro ristretto, nel 2024 in Italia il valore ha superato di gran lunga la media europea: 12,3 vs 4,6 (media europea) in ambito territoriale, e 50,9 vs 39,6 (media europea) in ambito ospedaliero. Anche in questo caso, l’area più problematica è il Sud, (17,4; 57,6), seguita dal Centro (11,1; 52,3) e dal Nord (9,8; 46,7). E Sempre nel 2024, è dimostrata una proporzione diretta tra consumo di antibiotici e resistenza agli stessi.

Il regime di assistenza convenzionata
Se il 90% del consumo di antibiotici a carico del SSN rientra nella categoria “regime di assistenza convenzionata”, il 40% degli italiani ha ricevuto – nel 2024 – almeno una prescrizione per antibiotici. E questo nonostante una lieve diminuzione dei consumi totali (-1,5%) rispetto all’anno precedente e un calo costante tra il 2013 e il 2019, con un autentico “crollo” nel 2020 legato alle restrizioni pandemiche. Numeri ancora lontani dalle prescrizioni del PNCAR 2022-25 (Piano Nazionale per il Contenimento dell’Antobiotico-Resistenza) che prevedeva una diminuzione almeno del 10% del consumo in ambito territoriale nel triennio. Penicilline con inibitori delle beta-lattamasi sono gli antibiotici più prescritti (quattro prescrizioni su 10); seguono macrolidi, cefalosporine e fluorochinoloni.
E se della prevalenza delle prescrizioni al Sud rispetto al Centro e al Nord si è detto, è interessante anche osservare la distribuzione “anagrafica” delle prescrizioni. Che interessano in misura maggiore, prevedibilmente, i bambini entro i quattro anni di età (47,8% maschi; 45,1% femmine) e gli anziani di 85 o più anni (57,7% uomini; 53,9% donne), anche se gli uomini usano più antibiotici nelle fasce d’età estreme, mentre le donne nelle fasce intermedie.
Quanto all’età pediatrica, sono il 42,4% i bambini entro i 13 anni curati con antibiotici nel 2024 (+1,5%), mentre la fascia d’età più interessata è quella tra due e cinque anni (sei bambini su 10). Nota positiva: è migliorato il “rapporto tra i consumi di antibiotici ad ampio spettro e i consumi di quelli a spettro ristretto”, con una diminuzione rispetto al 2023 (3,8 vs 4,7).
Riguardo agli anziani, invece, nel 2024 il 46,7% degli over 65 ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici (invariato rispetto al 2023), con Sud e Centro Italia sempre numericamente prevalenti rispetto al Nord.  

Antibiotici per uso non sistemico e in assistenza ospedaliera
Diversa, nel 2024, la situazione per gli antibiotici non sistemici (27,5 DDD/1000 abitanti die, -2,4% rispetto al 2023), con una spesa complessiva di 535,2 milioni di euro, e nel 54% dei casi a utilizzo dermatologico, contro un 8% a uso intestinale.  
Sul fronte ospedaliero invece, nel 2024 il consumo di antibiotici ha riguardato 83,5 DDD/100 giornate di degenza, in diminuzione (-2,2%) rispetto al 2023, anche se il conteggio totale 2019-2024 segnala un aumento pari all’8,2%. Per i carbapenemi si registra un aumento dei consumi del 10,1% rispetto al 2023, questa volta con consumi nettamente superiori al Nord. E nell’intervallo 2019-2024, i consumi di questa categoria hanno registrato un aumento pari al 55,4%: dato allarmante, visto l’impatto elevato di questa classe di antibiotici sulle antimicrobico-resistenze. E anche l’uso di antibiotici ad ampio sul consumo totale di antibiotici sistemici a livello ospedaliero nel 2024 ha raggiunto il 50,9%, contro una media europea del 39,6%.

Il Drug resistance index e il resto d’Europa
In Italia, stando al documento OsMed, il Drug resistance index (DRI), indiche che “fotografa” l’antibiotico-resistenza in uno specifico contesto assistenziale, è stabile per Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus ed Enterococcus faecium, cala per Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter species, Streptococcus pneumoniae ed Enterococcus faecalis, ma è da autentico allarme per Acinetobacter species (>60%), dato che oltrepassa l’80% in molte regioni del Centro-Sud.
Rispetto ai restanti Paesi europei, invece, l’Italia si colloca al decimo posto nella classifica del consumo di antibiotici a livello territoriale (in ambito pubblico e privato) e al settimo posto per il consumo a livello ospedaliero, con valori nettamente superiori alla media europea. In più, e qui scatta un altro SOS, l’Italia è tra i Paesi europei che consumano meno antibiotici del gruppo Access e più antibiotici della categoria Watch e Reserve, che impattano maggiormente sull’antibiotico-resistenza. Con noi, Spagna, Romania, Bulgaria, Grecia e Cipro, in evidente ritardo culturale sul resto d’Europa.

Uso degli antibiotici in ambito veterinario
Il problema dell’antibiotico-resistenza è notoriamente legato anche all’uso veterinario di antibiotici, e correttamente il Rapporto si occupa di questo aspetto. Se nel 2024 sono state consumate in tutto 1.052 tonnellate di antibiotici - 578,4 in ambito umano e 473,7 in ambito veterinario - il consumo medio ponderato negli esseri umani è stato pari a 154,2 mg/kg, contro i 79,9 mg/kg negli animali destinati alla produzione alimentare e i 30,7 mg/kg negli animali non destinati alla produzione di alimenti. Dati allarmanti, che meritano considerazione e interventi mirati.

 

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