Colpisce 1 miliardo e 200mila persone nel mondo, più di 9 milioni delle quali in Italia. Ed è una malattia altamente invalidante, che può protrarsi per diversi decenni, e cui solo in tempi recenti la medicina ha iniziato a dare risposte concrete. Parliamo dell’emicrania, forma assai comune di cefalea cronica generalmente unilaterale (da cui il nome), che dura in media fino a 72 ore e che ha come sintomi un dolore pulsante localizzato a un lato della testa, spesso accompagnato da disturbi visivi e formicolii, a volte associato a ipersensibilità alla luce e ai suoni, nausea o altri disturbi digestivi. L’emicrania colpisce principalmente donne giovani, che ne vanno soggette fin dall’adolescenza. E può essere scatenata da diversi fattori: ormonali, alimentari, di stile di vita o legati all’ambiente circostante.
A fare il punto su una patologia diffusa quanto sgradevole hanno pensato gli esperti del SISC (Societa Italiana per lo Studio delle Cefalee), riuniti a Firenze per celebrare, dati alla mano, i 50 anni del sodalizio.
E se negli 30 ultimi anni i passi avanti della medicina e della farmacologia hanno permesso grandi benefici alle persone che incorrono nel disturbo – stando agli ultimi dati oggi la patologia è sotto controllo almeno nel 75% dei casi, spesso anche nei casi in cui i farmaci non risultano efficaci, anche grazie a triptani e anticorpi monoclonali – resta ancora diversa strada da fare su diversi fronti: accesso alle cure, presa in carico dei pazienti e diffusione delle conoscenze tra i medici in testa “L’emicrania rappresenta una patologia altamente invalidante, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ai primi posti fra le patologie neurologiche in termini di costi sociali e sanitari. Non deve essere considerata una patologia di nicchia, ma una condizione in grado di impattare sul livello generale della salute, al pari dell’ipertensione e della dislipidemia – afferma infatti la Presidentessa CISC Marina de Tommaso - La conoscenza dei criteri diagnostici e del trattamento devono far parte del bagaglio di conoscenze del medico e anche di operatori della salute in grado di contribuire alla prevenzione dell’evoluzione verso le forme croniche più invalidanti e difficili da trattare. La recente introduzione di terapie definite ‘target’, cioè concepite su specifici meccanismi patogenetici alla base del dolore emicranico, ha certamente migliorato le prospettive di trattamento, ma ha parimenti sollevato la problematica dei percorsi di accesso alle cure, certamente non confinabili a pochi Centri dotati di esperienza ma spesso poco rappresentati sul territorio”. Per questo, prosegue Marina de Tommaso “i percorsi diagnostico-terapeutici devono ricomprendere tutti i livelli di assistenza, dal medico di medicina generale allo specialista neurologo, al pronto soccorso, all’ambulatorio e centro cefalee in grado di rispondere alle esigenze di pazienti con diverso livello di complessità. La presa in carico dei pazienti afferiti agli ambulatori specialistici e ai centri cefalee, deve avvenire necessariamente sul territorio ed essere multidisciplinare, con il coinvolgimento del medico d base e pediatra di libera scelta, psicologo, nutrizionista, esperto in scienze motorie, fisioterapista. Il nostro sistema sanitario nazionale è molto in ritardo su questi modelli organizzativi, sebbene i recenti progetti regionali siano stati prova della rinnovata sensibilità verso la problematica della cefalea cronica e abbiano costituito l’inizio di un percorso virtuoso verso l’ottimizzazione dei livelli di assistenza. Le Società scientifiche e la SISC in particolare, sono chiamate a dare un contributo essenziale alla diffusione della cultura dei medici e dei sanitari e di proposte di modelli organizzativi realmente basati sulle esigenze dei pazienti ed in grado di velocizzare l’accesso alle terapie target e ai percorsi non farmacologici”.
In Italia esistono 84 Centri per la cura e la prevenzione delle cefalee e delle emicranie, tracciati dal database CISC. Ma i numeri parlano da soli: se in Puglia e in Veneto i Centri specializzati sono infatti 13, la situazione delle altre Regioni è assai disomogenea, con 12 e 11 Centri rispettivamente in Lazio e Lombardia, che scendono a 7 in Toscana, a 6 in Sicilia, e a 5 in Piemonte, per finire con tre in Abruzzo, Calabria e Friuli-Venezia Giulia, due in Campania, uno in Sardegna ed Emilia-Romagna. Totalmente scoperte risultano invece Basilicata, Marche, Trentino Altro Adige e Val d’Aosta.
Alessandra Rozzi
Redazione Respiro News
https://www.sisc.it/ita/studio-cefalee-in-italia-emicrania-mal-di-testa-cefalea_1.html
Società italiana per lo Studio delle Cefalee






