L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) svolge normalmente, per statuto, attività di monitoraggio sulla sicurezza dei medicinali. Quel che emerge ora, però, è qualcosa che stupisce. Perché in parallelo a quanto accaduto recentemente in Europa, AIFA diffonde ora un documento per richiamare all’uso corretto del paracetamolo, “con particolare riferimento ai casi di sovradosaggio intenzionale negli adolescenti”.
L’S.O.S.
Ma da cosa nasce questo allarme? Semplice: “Il richiamo si basa sull’analisi congiunta dei dati disponibili a livello nazionale, quelli della Rete Nazionale di Farmacovigilanza e, in particolare, quelli del Centro Antiveleni di Pavia, che indicano un numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo in questa fascia di età – spiegano all’AIFA - Pur in assenza di un incremento dei casi nel tempo e di evidenze riconducibili a comportamenti imitativi o a presunte ‘sfide social’, il fenomeno rappresenta un rischio clinico rilevante, soprattutto considerando la vulnerabilità degli adolescenti”.
Nessuna leggerezza consentita, quindi. E nessuna superficialità nell’assunzione di una molecola che andrebbe limitata ai casi di vera necessità: “Il sovradosaggio intenzionale può essere legato a gesti impulsivi o dimostrativi, e a una errata percezione che il paracetamolo sia un medicinale privo di rischi – proseguono gli esperti dell’Agenzia Italiana del Farmaco - Per questo motivo è importante che gli adolescenti siano consapevoli dei rischi legati all’uso improprio dei medicinali, e che gli adulti di riferimento svolgano un ruolo attivo nel favorire una corretta informazione e un utilizzo responsabile”.
I rischi
L’assunzione di dosi eccessive di paracetamolo - medicinale indicato per il trattamento sintomatico del dolore e della febbre - può causare effetti indesiderati anche gravi, e nei casi peggiori irreversibili, in particolare a livello del fegato.
- Il paracetamolo viene elaborato dal fegato. Per questo, nel caso in cui le dosi assunte superino le capacità di smaltimento dell'organo, si accumula un metabolita tossico che danneggia direttamente le cellule epatiche, portando a necrosi e insufficienza d'organo.
- Ancora: nelle prime ore dalla dose eccessiva, i sintomi possono essere assenti o consistere in disturbi lievi come nausea e malessere. Il danno epatico grave spesso si manifesta solo dopo 24-48 ore.
- Il pericolo, inoltre, non deriva solo da una singola dose eccessiva, ma anche dall'assunzione ripetuta di dosi leggermente superiori alla norma per più giorni consecutivi.
L’appello dell’Agenzia Italiana del farmaco è quindi chiaro: come si legge nel documento, “AIFA invita famiglie, pazienti, caregiver e operatori sanitari a osservare alcune semplici ma fondamentali precauzioni :
- attenersi scrupolosamente alle dosi indicate nel foglio illustrativo o nella prescrizione medica
- rispettare l’intervallo minimo tra le somministrazioni ed evitare l’uso contemporaneo di più medicinali contenenti paracetamolo o di altre sostanze potenzialmente epatotossiche
- rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o a un Centro Antiveleni in caso di sospetto sovradosaggio, anche in assenza di sintomi”.
Non da ultimo, l’Agenzia sottolinea l’importanza di segnalare reazioni avverse sospette, in modo da consentire il monitoraggio continuo della situazione.






