Che tutela della salute e tutela dell’ambiente vadano “a braccetto” è cosa risaputa. Altrettanto lo è il fatto che nel degrado dell’ambiente la plastica rivesta un ruolo di primo piano. Ben venga, dunque, il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, noto con l’acronimo PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), che mette i puntini (normativi) sulle i di un settore fino ad oggi ampiamente deregolamentato.
Gli obiettivi del Regolamento
Tra gli obiettivi del nuovo provvedimento – che riguarda tutti gli imballaggi e i relativi rifiuti - i più importanti prevedono la regolamentazione dei requisiti in base ai quali gli imballaggi immessi sul mercato europeo sono progettati per essere riciclabili, l’aumento del contenuto di materiale riciclato, la riduzione dell’impiego di materie prime vergini, e restrizioni per alcune tipologie di imballaggi monouso. E se i media hanno parlato soprattutto della limitazione – prevista dal regolamento - delle pellicole plastiche che si usano per raggruppare prodotti – come il “cellophane” che avvolge le bottiglie d’acqua minerale – il provvedimento è in realtà di portata molto più ampia.
“Dobbiamo avere l’onestà di dire due cose insieme. La prima è che l’Europa è oggi il punto di riferimento mondiale per le politiche ambientali sugli imballaggi e sull’economia circolare. Nessun’altra grande area economica ha costruito un quadro normativo così organico – dichiara Luca De Gaetano, presidente di Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato indipendente impegnata in progetti e battaglie per la salvaguardia del pianeta dall’inquinamento da plastica – La seconda è che la crisi della plastica corre molto più velocemente dei tempi della politica. Se vogliamo guidare davvero il cambiamento, non possiamo continuare a rinviare al 2030 o agli anni successivi misure che il pianeta ci chiede di adottare oggi”.
Tra le novità più significative del Regolamento figurano il divieto di alcune tipologie di imballaggi monouso superflui (e.g. le confezioni monodose per salse e condimenti in determinati contesti); l’obbligo per i take-away di consentire ai clienti di utilizzare contenitori riutilizzabili anche portati da casa senza costi aggiuntivi; le restrizioni sull’impiego di sostanze pericolose, tra cui i PFAS oltre le soglie previste negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti; misure per promuovere il riuso, la ricarica e la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte.
Il problema reale
La transizione, però, non può però limitarsi alla sostituzione della plastica con altri materiali destinati comunque a un singolo utilizzo. La priorità dev’essere la riduzione complessiva degli imballaggi, a partire da quelli privi di una reale funzione di protezione, conservazione o trasporto del prodotto: “Per anni è stato chiesto ai cittadini di fare correttamente la raccolta differenziata. Oggi il regolamento europeo manda finalmente un messaggio ulteriore: il rifiuto migliore è quello che non viene prodotto – prosegue De Gaetano – Significa eliminare gli imballaggi inutili, favorire il riuso, permettere ai consumatori di utilizzare i propri contenitori e ridurre la presenza di sostanze problematiche negli imballaggi alimentari. È questo il vero cambio di paradigma. Il riciclo resta fondamentale, ma interviene quando il rifiuto esiste già. La prevenzione deve diventare la prima scelta”.
Naturalmente l’efficacia del nuovo quadro europeo dipenderà dalla rapidità con cui saranno adottati gli atti necessari alla sua attuazione, e dalla capacità di evitare deroghe, rinvii e interpretazioni. “Sarà inoltre fondamentale accompagnare le imprese nella trasformazione dei processi produttivi, sostenendo l’innovazione, l’eco-design, il riuso e lo sviluppo di modelli realmente circolari” commenta ancora Plastic Free. Che aggiunge: “Il PPWR non riguarda una singola pellicola: parla di prevenzione, riuso, sicurezza dei materiali e responsabilità dell’intera filiera. È il tentativo più avanzato oggi al mondo di cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo. Sosteniamo con convinzione questa direzione, ma chiediamo che sia percorsa con maggiore coraggio e velocità. Perché, mentre la politica scandisce i propri tempi, la plastica continua ad accumularsi nei fiumi, nei mari e perfino nel nostro organismo”.
Servono quindi misure nazionali tempestive, controlli efficaci e un confronto costante tra Istituzioni, imprese, comunità scientifica e società civile, affinché la prevenzione dei rifiuti diventi il principio guida delle politiche sugli imballaggi.
Le ultime novità dalla Camera
Nel frattempo sul fronte della Politica qualcosa si muove: l’ordine del giorno presentato dai deputati Alessandro Urzì e Federico Mollicone nell’ambito del bilancio interno della Camera dei Deputati 2026, ha infatti ricevuto il parere favorevole del Collegio dei Questori e punta a rafforzare il percorso già avviato a Montecitorio per la progressiva riduzione della plastica monouso. “È un segnale importante che arriva da una delle principali istituzioni del Paese – dichiara Luca De Gaetano - La prima risposta al problema dei rifiuti dev’essere ridurne la produzione a monte. Il riciclo resta fondamentale, ma ancora prima dobbiamo evitare ciò che è superfluo e privilegiare, dove possibile, soluzioni riutilizzabili”. Ancora: “Il rifiuto che non produciamo non deve essere raccolto, trasportato, selezionato o riciclato – prosegue –Una borraccia al posto di una bottiglietta, un erogatore d’acqua o un contenitore riutilizzabile possono sembrare piccoli gesti, ma quando diventano abitudini quotidiane di migliaia di persone producono un impatto significativo. Le istituzioni, anche attraverso queste scelte, possono dare un esempio concreto”.






