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Che l’inquinamento atmosferico influisca pesantemente sull’epidemiologia delle malattie respiratorie è risaputo. Tanto che gli allarmi, da parte di Organismi e Istituzioni sovranazionali, si moltiplicano. Uno per tutti? Il recente S.O.S. lanciato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), secondo cui il 99% della popolazione mondiale respira aria inquinata, con i bambini sotto i cinque anni annoverati tra gli individui più vulnerabili: ogni anno, oltre 700.000 decessi colpiscono questa fascia d'età, pari al 15% di tutte le morti infantili nel mondo.
Ma un dubbio sorge spontaneo: le persone sono consapevoli della situazione? Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha cercato di dare una risposta al quesito, osservando come nel 2024 il 58,1% della popolazione esprima preoccupazione per i cambiamenti climatici, con un valore stabile rispetto al 2023, mentre circa quattro persone su dieci si dichiarino preoccupati per lo smaltimento dei rifiuti e per l’inquinamento dell’acqua.
Una maggiore consapevolezza rispetto all’anno precedente riguarda invece la qualità dell’aria che respiriamo: nel 2024, infatti, la metà dei cittadini esprime preoccupazione per questo aspetto, quota in aumento rispetto al 2023. Contemporaneamente aumenta anche la preoccupazione per il dissesto idrogeologico, che passa a interessare il 28,5% della popolazione contro il 26,5% del 2023.
Per i rumori e i tralicci, invece, via libera senza preoccupazioni: solo una persona su dieci include l’inquinamento acustico, quello elettromagnetico e il deterioramento del paesaggio tra le prime cinque preoccupazioni per l’ambiente.
Al tempo stesso i cittadini si dimostrano attenti alla conservazione delle risorse naturali, ma senza impegnarsi troppo in prima persona: nel 2024 la quota di quanti fanno abitualmente attenzione a non sprecare energia è del 71,4%, in lieve calo rispetto al 2023. E si riduce leggermente anche la quota di coloro che sono attenti a non sprecare acqua: il 68,8% contro il 69,8% dell’anno precedente.
Quanto all’inquinamento causato dalla logistica dei prodotti alimentari, nel Mezzogiorno si è più propensi ad acquistare prodotti a chilometro zero (29,9%). Al Nord, invece, si evita la guida rumorosa per mitigare l’inquinamento acustico (51,3%) e si usano di più i mezzi di trasporto alternativi (20,2%).

 

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