Aggressioni, minacce, grida ad arbitri, giocatori o altri genitori: sono sempre di più i genitori che si rendono protagonisti di comportamenti poco edificanti, mentre i loro figli praticano sport. Secondo uno studio della National Association of Sports Officials americana il 40% dei comportamenti antisportivi è dovuto proprio ai genitori, come segnala il New York Times.

Secondo gli psicologi dello sport, la principale ragione alla base di questo eccessivo investimento emotivo sull'attività sportiva del figlio sono i soldi. I genitori ci spendono un sacco di tempo e risorse finanziarie, e vogliono risultati sempre migliori, anziché guardare i propri figli fare del proprio meglio o divertirsi. Alcuni si aspettano un ritorno per il loro investimento e spesso sperano in contratti professionistici, rimanendo delusi se i risultati non arrivano.


Uno studio del 2016, pubblicato sul Journal of Family Relations, ha rilevato che le famiglie possono arrivare a spendere più del 10% del loro reddito annuale, generalmente più per i figli maschi che le femmine. Ma più i figli sentono che i genitori investono parecchio sul loro sport, più si sentono sotto pressione e si divertono meno. Un'altra ragione dell'investimento dei genitori sullo sport dei figli è il desiderio di appartenere ad una comunità. Se la loro vita sociale si svolge lì, vogliono proteggere la propria posizione. Il desiderio di appartenere a un gruppo e avere un ritorno economico del proprio investimento non sono limitati solo allo sport, ma anche alle attività artistiche dei figli, come musica, danza o teatro. Negli Usa molte organizzazioni sportive stanno cercando di arginare questo fenomeno chiedendo ai genitori di siglare codici di condotta e buon comportamento, con multe per chi disobbedisce o il bando per il genitore o la squadra dalle gare. Una pratica che, anche se in forme e modalità diverse, sta iniziando a prendere campo anche in Italia.

Fonte: ANSA

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