Un uso scorretto ed eccessivo dell’aria condizionata può avere effetti negativi sull’apparato respiratorio. Segnali in tal senso erano già ben chiari ma la conferma arriva da una ricerca italiana pubblicata sulla rivista Clinical and Translational Allergy, coordinata da Gennaro D’AmatoPresidente della commissione su Climate Change Aerobiology and Respiratory Allergy della World Allergy Organization (WAO).

“Il problema maggiore è il passaggio immediato, senza gradualità, da un ambiente con aria calda a uno molto raffreddato: la diminuzione improvvisa della temperatura senza la possibilità di adattamento, stimola l’irritazione e l’infiammazione delle vie aeree, favorendo pure le infezioni” spiega Gennaro D’Amato. “Anche sbalzi di temperatura di due o tre gradi sono deleteri, ma quando il divario supera i cinque gradi il rischio di conseguenze negative è alto.”

Quando l’aria fredda proveniente dal condizionatore raggiunge le vie respiratorie queste si raffreddano. Le ciglia che rivestono le cellule delle mucose e che svolgono un ruolo importante nell’espulsione di germi e micro-polveri si bloccano. I vasi sanguigni che irrorano questa zona si restringono pertanto diminuisce l’apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti e alle mucose locali.

Nel contempo, la frequenza respiratoria aumenta contribuendo a raffreddare trachea e bronchi. I processi di evaporazione dei fluidi che rivestono le mucose delle vie respiratorie vengono stimolati: queste seccano “di più” e aumentano i processi infiammatori.  

“Al freddo diminuisce o addirittura si blocca l’attività dei macrofagi ed è perciò più probabile contrarre delle infezioni” continua D’Amato. “Le bronchiti e le polmoniti estive dipendono spesso da un uso sconsiderato dell’aria condizionata, a maggior ragione se i filtri non sono adeguatamente puliti e veicolano microrganismo pericolosi. L’abitacolo della auto è un esempio tipico di ambiente che può diventare poco salubre proprio per questo motivo: l’aria condizionata gelida unita a cruscotto e tappetini poco puliti può irritare non poco le vie aeree. Il rischio c’è per tutti ma i pazienti che già soffrono di malattie respiratorie hanno una probabilità più alta di andare incontro a guai da aria condizionata: quando la temperatura dell’aria cala tende a iperventilare ancora di più e gli effetti di irritazione e infiammazione si acuiscono. Lo stesso succede in chi soffre d’asma o nei pazienti con broncopneumopatie croniche ostruttive come enfisema o bronchiti croniche: l’aria fredda stimola i recettori della tosse, induce lo spasmo e la contrazione dei bronchi e può perciò portare a crisi respiratorie anche consistenti, con sintomi come fiato corto o sibilo.” 

In chi fuma la broncocostrizione causata dal freddo è accentuata. In questi soggetti infatti l’attività dei macrofagi è già compromessa dall’abitudine tabagica. L’aria condizionata non può che peggiorare la situazione.

Gennaro D’Amato suggerisce un accorgimento importante: “la normativa indica di non scendere mai al di sotto dei 22° C, ma gli studi scientifici dimostrano che i danni delle vie aeree si vedono già se la temperatura è inferiore a 24° C: se fuori è molto caldo, passare di punto in bianco in un’auto o un negozio raffreddato a 23-24° C senza aver modo di adattarsi a temperature intermedie è già uno schock per l’apparato respiratorio. La prima regola quindi è tenere l’aria condizionata a temperature non inferiori ai 24 °C e fare in modo che il passaggio dal caldo al freddo sia sempre graduale.”

Ufficio Stampa AIPO

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