L’ultimo libro di Mario Calabresi si intitola “La mattina dopo” e parla del giorno successivo a un grande cambiamento.  Parla del senso di vertigine, di vuoto e di smarrimento che proviamo di fronte alla perdita di una persona cara, di un lavoro, di fronte a una sfida o a una notizia che mai avremmo voluto sentire. Quando tutte le nostre certezze vacillano. Niente è più come prima e noi non siamo più quelli che eravamo. La vita è improvvisamente attraversata da uno spartiacque che segna un prima e un dopo. Nel libro di Calabresi lo spartiacque è la perdita del lavoro come Direttore del giornale La Repubblica. L’autore racconta di come si sia trovato, da un giorno all’altro, senza lavoro. Immerso in una quotidianità completamente diversa, mai immaginata prima, alla quale fatica ad abituarsi. “I primi giorni sono come una corrente a cui non si riesce a sfuggire: non fai che pensare a quello che hai perso.”  Ma gli spartiacque nella vita possono essere i più disparati. Può essere anche la diagnosi di una brutta malattia, magari del tutto sconosciuta fino a poche ore prima, che irrompe in maniera inaspettata nell’esistenza di un individuo.
E’ la storia di tanti pazienti. Mi viene in mente Achille Abbondanza, 48 anni di Forlì al quale, nel 2016, è stata diagnosticata la fibrosi polmonare idiopatica. Una malattia rara per la quale ad oggi non esiste ancora una cura definitiva, a parte il trapianto polmonare, ma solo farmaci che ne rallentano la progressione migliorando la qualità di vita dei pazienti. Da allora la sua vita è cambiata. Ha cercato e trovato un aiuto nella bicicletta. Ha infatti cominciato a praticare il ciclismo e a organizzare spedizioni ciclistiche in giro per l’Italia per far conoscere la malattia e a testimoniare una forza e una determinazione che sono di esempio per tutti. In questo numero della rivista raccontiamo la pedalata che Achille, insieme a una trentina di ciclisti, fra cui medici, pazienti e la campionessa del mondo, Edita Pucinskaite, ha compiuto il 12 novembre scorso a Firenze. La manifestazione è stata patrocinata da ben 25 associazioni di pazienti che soffrono di malattie polmonari ed è stata una testimonianza di speranza e un invito a non arrendersi di fronte alla malattia.
Una storia simile è quella di Matteo Pitzalis che ha 37 anni e vive con la moglie e i due figli a Serdinia vicino a Cagliari. Soffre di una rara forma di tumore che colpisce il tratto biliare del fegato, il colangiocarcinoma parietale. Ha deciso di raccontare e condividere la sua storia sui social e da circa tre mesi si fa chiamare Cancer Man. Ha infatti capito che per sconfiggere la malattia ci vogliono dei superpoteri e, un po’ per gioco, un po’ per dare e darsi coraggio ha inventato questo soprannome e lo ha trasformato nel marchio di una linea di abbigliamento, che si può acquistare online, contraddistinta dal logo CM. Il ricavato della vendita di questi capi servirà a sostenere le onerose spese necessarie per le cure e i frequenti trasferimenti all’ospedale di Padova dove Matteo è attualmente in cura.

Ora l’invito che vogliamo fare ai lettori è quello di guardare alla “mattina dopo” alla luce delle buone notizie che arrivano dal mondo dell’oncologia. E’ stata infatti approvata anche in Italia una nuova terapia antitumorale cellulare che gli addetti ai lavori hanno chiamato le CAR-T cells e che rappresentano, secondo la definizione dell’American Clinical Oncology il “progresso clinico dell’anno in oncologia”. L’acronimo CAR sta per Chimeric Antigen Receptor ovvero recettori chimerici per l’antigene. Si parla anche di farmaco vivente perché ottenuto da cellule del paziente stesso ma in realtà non si tratta di un farmaco ma di una terapia. Può essere considerata l’emblema di quella medicina sempre più disegnate sulle caratteristiche del singolo paziente: le cellule del sistema immunitario, i linfociti T, vengono prelevate dal paziente e addestrate a riconoscere e combattere le cellule tumorali presenti nel suo organismo. Cerchiamo di capire meglio. I linfociti T, prelevati dal paziente, vengono modificati geneticamente in laboratorio con tecniche di ingegneria genetica in modo tale da far loro esprimere un recettore in grado di riconoscere una particolare struttura presente sulle cellule tumorali. Una volta reintrodotte nell’organismo questi linfociti T riprogrammati si legano alle cellule tumorali che esprimo quella determinata struttura, si attivano e le distruggono attraverso differenti meccanismi. Negli USA le prime terapie di questo tipo sono state approvate nell’agosto 2017.

A fine agosto 2018 anche in Italia è stata approvata la prima terapia cellulare antitumorale ma fino ad agosto 2019 i pazienti sono stati trattati con CAR-T cells solo all’interno di sperimentazioni cliniche o attraverso un programma di uso compassionevole ovvero solo nei casi più urgenti ove non fossero disponibili altre tipologie di intervento. Nell’agosto 2019 la svolta: l’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) e l’azienda produttrice della prima terapia CAR-T cells hanno siglato un accordo finalizzato a dare il via alla prima terapia antitumorale di questo tipo anche in Italia. L’accordo prevede un sistema molto innovativo di rimborso basato sui risultati nel tempo: il sistema sanitario pagherà il costo complessivo del farmaco solo se i pazienti risponderanno alla terapia. Da metà novembre è disponibile in Italia e rimborsata la seconda terapia antitumorale basata sulle CAR-T cells.

Queste nuove terapie hanno dato risultati straordinari: pazienti in completa remissione dopo 5 anni ma finora hanno trovato applicazione solo nel trattamento di alcuni tipi di tumore del sangue. L’augurio è di poter ampliare il più possibile il raggio d’azione di queste nuove armi in maniera tale da poterle utilizzare anche in altri ambiti oncologici e sul maggior numero possibile di pazienti che potrebbero davvero beneficiarne.

Chiara Finotti

 

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